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2 marzo 2006

Finanza islamica: Banche e Corano

“HALAL” è Permesso, “HARAM” è Proibito. La Shari’ah, la Legge Sacra del Corano vale per tutto: cibo, bevande e anche per la finanza, dove il veto più “HALAL” è Permesso, “HARAM” è Proibito. La Shari’ah, la Legge Sacra del Corano vale per tutto: cibo, bevande e anche per la finanza, dove il veto più pesante riguarda i tassi di interesse, bollati dalla Shari’ah come usura. Ma i musulmani, come tutti, vogliono salvaguardare il proprio patrimonio, comprare una casa ed investire il proprio denaro: gli asset delle banche islamiche nel mondo superano i 270 miliardi di dollari e gli investimenti superano i 400 miliardi di dollari, con un tasso atteso di crescita del 15% per i prossimi anni.
Vi sono specifici indici azionari, fra i quali il più conosciuto è il Dow Jones Islamic Market Index, mentre i fondi azionari sono oltre 120 per un patrimonio gestito di quasi 4 miliardi di dollari e una crescita che in 7 anni ha superato il 25%.
Come risolvere l’apparente contraddizione tra interessi economici e le prescrizioni della Shari’ah? Le Banche Islamiche si pongono di fatto come dei traders ed hanno adottato la pratica della condivisione coi clienti dei profitti e delle perdite. Oltre a garantire il pieno ritorno del deposito – uno dei concetti fondamentali dell’Islam è che il capitale investito nella banca deve tornare interamente al proprietario – le banche accantonano una parte dei profitti, che a fine anno vengono ripartiti tra i correntisti. Non ci sono quindi interessi sui conti correnti, bensì una divisione dell’utile d’esercizio. Anche per l’acquisto della casa, la banca islamica interviene con uno strumento particolare, il “murabaha”, col quale la banca acquista la casa e la rivende al cliente a un prezzo maggiorato, nel corso di un certo numero di anni. Per poter soddisfare questo tipo di esigenze e conquistare così il crescente mercato musulmano, in molti paesi europei le banche hanno allestito un “Islamic Window”, dove musulmani (e non) possono aprire conti ed effettuare operazioni finanziarie in linea coi precetti del Corano.
In Europa Deutsche Bank, Citigroup, Hsbc hanno sportelli islamici e in Italia il Gruppo BPU ha recentemente inaugurato uno sportello per stranieri che, oltre a rappresentare un’opportunità economica, costituisce un importante strumento di integrazione culturale e sociale.
In Italia la crescente popolazione islamica non ha una banca di riferimento. C’è quindi urgente bisogno di nuove competenze professionali che conoscano e sappiano gestire i fondamenti della finanza islamica.

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