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6 marzo 2006

Giovani: l’Europa dov’è?

L’aula consiliare di Palazzo Sant’Agostino, venerdì 3 marzo, è stata teatro del seminario Conoscere l’Europa: opportunità e prospettive per i giov

L’aula consiliare di Palazzo Sant’Agostino, venerdì 3 marzo, è stata teatro del seminario Conoscere l’Europa: opportunità e prospettive per i giovani cittadini dell’Unione Europea. Evento che ha visto la partecipazione di Andrea Pierucci, segretario generale della Commissione Europea,e del deputato al Parlamento Europeo, Alfonso Andria.
“Lo sviluppo – introduce il Presidente della Provincia di Salerno, Angelo Villani – deve partire dai territori valorizzando le tradizioni del territorio ma deve essere organizzato e indirizzato dalle istituzioni, in primis dalle Regioni. L’Europa sta diventando l’istituzione che guida i processi di sviluppo degli Stati membri, sviluppo che non può prescindere dalla formazione.”
Per la formazione avranno sempre più ruolo le Università: “Bisogna rinsaldare e accrescere, continua Villani, il discorso e il percorso sapientemente avviati dall’onorevole Alfonso Andria già nei primi tempi della sua Presidenza. Stimolare e appoggiare la ricerca e l’innovazione partendo da un punto fermo del nostro territorio: l’Università. Tra gli attori di questo processo di innovazione ruolo primario dovrà avere l’Università di Salerno.”
I giovani devono essere messi in condizione di conoscere le prospettive di sviluppo e devono essere aiutati ad indirizzare i loro sforzi ed il loro impegno in quei settori che saranno propulsori dello sviluppo e dell’occupazione nel prossimo futuro. Dovranno essere le peculiarità del territorio il riferimento per i progetti di sviluppo, saranno proprio queste peculiarità a suggerire le professionalità necessarie. E’ la centralità del territorio, infatti, il volano per lo sviluppo e dovere della Politica è quello di promuovere e sostenere questo percorso.
Si deve investire ancora molto nella formazione. “Una formazione terziaria – spiega il coordinatore del seminario e giornalista Andrea Manzi – che vede l’Italia notevolmente indietro rispetto alla media europea e a quella degli USA (i laureati in Italia sono solo il 12% rispetto al 39% degli americani).” Non dovrà, però, solo essere incrementata la formazione con l’obiettivo di colmare il gap ma dovrà essere sostenuta una politica il cui punto di arrivo dovrà essere la scomparsa del connotato di area di parcheggio e di momentaneo tampone all’arruolamento dei giovani tra le fila della disoccupazione.
Bisogna afferrare le possibilità che l’Europa offre in termini di occupazione e sviluppo, divenendo protagonisti ed artefici del proprio futuro. E’ questo lo spirito del Centro Studi Il Chiostro, come spiega il suo presidente Sergio Saggiomo: “ Il Centro Studi intende mettere in relazione istituzioni e mondo del lavoro affinché possano essere sfruttate tutte le opportunità alle quali è possibile accedere, e far fruire e veicolare le risorse esistenti ma non ottimizzate attraverso la promozione, valorizzazione e tutela del patrimonio artistico e paesaggistico, la ricerca scientifica e tecnologica in vari ambiti, promozione e diffusione dell’attività e della cultura teatrale, letteraria e musicale.”
Obiettivo dell’Europa è proprio lo sviluppo di un’economia della conoscenza.
Importante sarà la sinergia e il dialogo tra comunità politica, autorità locali e regionali, e società.
Il disaffezionarsi dei giovani all’Europa coincide con le difficoltà che si stanno vivendo a livello economico e non solo. Le opportunità e le prospettive per i giovani cittadini non è questione che si può confinare eventualmente al semplice modesto intervento di imprenditoria giovanile; è questione di politica giovanile. “Obiettivo perseguito del sistema europeo è l’innovazione. Innovare – spiega Pierucci – è anche far vedere al di là dell’innovazione stessa, fornire la speranza che domani si possa fare qualcosa di nuovo per migliorare… Capacità dell’Unione dovrà essere il recupero di un senso politico e morale del senso dell’Europa, favorire lo sviluppo di aspettative concrete e in questo la fantasia e l’iniziativa sono importanti. Si deve favorire l’istruzione: la cultura è patrimonio di tutti ma i tutori del progetto sono i giovani.”
Cultura e giovani è un binomio inscindibile, la volontà politica deve misurarsi su questo. I giovani devono accettare di discutere, di confrontarsi con gli altri, con il resto del mondo, devono entrare nell’ottica di seguire un obiettivo con perseveranza. E’ in questa ottica che si muove il Programma Erasmus, grazie al quale già più di un milione e mezzo di ragazzi hanno avuto l’opportunità di immergersi in altre realtà entrando in contatto con stili di vita diversi.
“L’Europa – continua Pierucci – è il principale soggetto del commercio internazionale e di sviluppo, basta, a conferma, solo pensare che gli eventi negativi degli ultimi tempi non hanno causato crisi gravi. Bisogna, però, che gli Stati membri continuino a lavorare e a collaborare tra loro, altrimenti quanto si è fatto di buono fino ad oggi andrà in breve perso.”
Importante riflessione sulle difficoltà dell’Italia nell’usufruire dei fondi strutturali: “i fondi strutturali fino agli anni ’90 venivano utilizzati in percentuale del 10% massimo. E’ stato calcolato che i finanziamenti persi avrebbero consentito ai governi del tempo di non effettuare alcuna famigerata manovra finanziaria. Oggi la situazione è migliorata ma, purtroppo, sussistono ancora gravi difficoltà per l’accesso all’utilizzo dei fondi strutturali. Concausa principale è il cofinanziamento, molto spesso indispensabile alla realizzazione delle idee. Quest’ultimo, infatti, è spesso assente data la poca propensione degli enti locali a collaborare alla realizzazione dei progetti e il poco interesse che dimostra il sistema bancario ad aiutare con prestiti agevolati le idee alla base dei progetti…. Servono progetti a più lungo termine, progetti capaci di by-passare difficoltà e ostacoli che possono presentarsi. Proposte che non muoiano prima del tempo, è qui che la fantasia deve scendere in campo. Serve rigore nella presentazione dei progetti. L’Europa, come hanno dimostrato Irlanda e Spagna, era un’opportunità che non andava delusa.”

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