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8 marzo 2006

I finanziamenti alla cultura: neo-mecenatismo e “contributi liberali”

Il 2 marzo scorso, si è tenuta presso l’Istituto Luigi Sturzo a Roma una conferenza sui “finanziamenti alla cultura”. A presiedere il convegno s

Il 2 marzo scorso, si è tenuta presso l’Istituto Luigi Sturzo a Roma una conferenza sui “finanziamenti alla cultura”. A presiedere il convegno sono stati la dott.ssa Anna Maria Buzzi e il Prof. F. Sicilia per il Ministero dei Beni Culturali. Presente per l’Agenzia delle Entrate il dott. Vincenzo Busa. Ad introdurre l’argomento il Prof. A. Bixio dell’Università La Sapienza di Roma. Come è noto a causa degli ingenti tagli ai fondi di Province, Regioni e Comuni, nel corso dell’ultima legislatura il margine di potenzialità delle istituzioni a finanziare la cultura, si è ridotto drasticamente. Per sopperire ai tagli, l’alternativa proposta dal Ministero dei Beni Culturali in accordo con L’Agenzia delle Entrate, è quella di proporre una forma di neo-mecenatismo medioevale, attraverso l’erogazione di quelli che sono stati definiti “contributi liberali”. Gli Enti deputati a finanziare la cultura non sono più pubblici, ma privati. Sarebbero, dunque, le imprese a dover sopperire alla mancanza di fondi degli Enti Pubblici. Ma come? In un piccolo opuscolo, senz’altro utile ed esemplificativo, la dott.ssa Anna Maria Buzzi, segretaria del ministro Rocco Buttiglione ha cercato di spiegare meglio i supposti “vantaggi” della legge n. 342/2000. E questo gli va riconosciuto. Senza il suo breve ma valido lavoro la legge risulta, infatti, del tutto incomprensibile. Sia per chi eroga il contributo sia per i beneficiari. Anna Maria Buzzi, ha posto l’accento sull’art. 38 della legge medesima. Per rendere compatibile il nuovo regime di agevolazioni fiscali con il bilancio dello Stato è stata prevista una copertura massima per le erogazioni liberali, pari a euro 139.443.362,75. Qualora la somma complessiva venisse superata – e non è possibile sapere quando e in che misura se non al termine dell’anno – unicamente a carico dei soggetti beneficiari delle erogazioni, è stato stabilito l’obbligo di riversamento all’erario del 37% dell’eccedenza, ripartita proporzionalmente tra tutti i beneficiari. La comunicazione di quanto si dovrà sarà data dal Ministero dei Beni Culturali entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento. Tale pericolo è remoto, – sottolineano i relatori – perché nel 2004 le erogazioni non hanno superato i 19 milioni di euro. Quindi, neanche 1/7 del totale disposto a copertura dallo Stato. Adesso c’è solo da domandarsi perché così poco? E che cosa ci guadagnano le imprese a finanziare la cultura, se oltretutto – come si è premurato di sottolineare il dott. Busa – “la gratitudine del beneficiario del “contributo liberale, non può andare oltre il semplice ringraziamento”. Il fatto è che non ci guadagnano proprio niente. Quindi è difficile che un’impresa possa optare per questo tipo di erogazioni come “investimenti a perdere”. Il fatto che siano stati erogati contributi solo per 1/7 del totale, – la maggior parte dei quali erogati al Teatro dell’opera – la dice lunga sull’interesse delle imprese a finanziare la cultura. Questo soprattutto se, la contropartita per chi finanzia, equivale a scaricare solo 1/3 della somma erogata dal reddito d’impresa. Ovvero, solo il 33%. Il problema, quindi, malgrado gli sforzi della Buzzi e del Ministero dei Beni Cultutrali, – che si trova nella difficoltà oggettiva di sopperire agli ingenti tagli alla cultura da parte del governo, – non è certo dovuto alla mancata divulgazione della legge in questione. Quindi, ragazzi, se avete intenzione di lavorare in ambito culturale, è bene che vi armiate del piccolo opuscolo della volenterosa dottoressa Buzzi e iniziate a fare “volantinaggio” per le imprese, alla ricerca di un “mecenate” che sia poco razionale però. Altrimenti girerete per lungo tempo. Resta il fatto che, per il momento, sia le cifre che i risultati ottenuti da questa legge sembrano fotografare la sua scarsa utilità a finanziare la cultura.

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