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24 marzo 2006

I Simple Minds a Roma

Domenica 19 Marzo, all’Auditorium Parco della Musica, in Roma, sono tornati, per la gioia dei tanti nostalgici degli anni ottanta, nientemeno che i SiDomenica 19 Marzo, all’Auditorium Parco della Musica, in Roma, sono tornati, per la gioia dei tanti nostalgici degli anni ottanta, nientemeno che i Simple Minds, sulla scia del nuovo lavoro discografico “Black & White”, che ha segnato il loro rientro sulle scene, dopo il poco fortunato “Cry” (2002).
Ve li ricordate gli anni ottanta?
Sì, proprio loro: gli anni vissuti all’insegna dell’effimero, onorando il culto dell’apparenza, rincorrendo il gusto dell’effimero.
Eppure, musicalmente parlando, la decade in questione non è stata per nulla arida, contrapponendo al rock ed al folk dei ’70, una serie di correnti, più che contaminate tra di loro, che va dal dark all’elettro-pop, dalla disco music alla new wave britannica (per non parlare del sottobosco hard and heavy, diretto epigono del punk).
Proprio all’interno di quella corrente che mescolava i ritmi del rock alle sonorità elettroniche della disco music, troviamo uno dei gruppi maggiormente rappresentativi della decade del disimpegno: i Simple Minds, le “menti semplici”.
Il gruppo, originario di Glasgow (Scozia), insieme ai contemporanei Duran Duran, Spandau Ballet e Talk Talk (giusto per citarne alcuni), ha senz’altro firmato alcune delle pagine più interessanti della musica di quegli anni.
A differenza della maggior parte dei gruppi dell’epoca, Kerr e soci sono riusciti a rinnovarsi, passando da un esordio vicino a quell’art-rock sperimentale, caro a David Bowie ed a Lou Reed, fino ad arrivare al pop rock dei giorni nostri.
Il gruppo scozzese ha avuto il coraggio di non restare mai uguale a se stesso, facendo propria ad esempio la spiritualità del folk d’oltremanica, senza disprezzare la vena della new wave più commerciale, andando incontro inevitabilmente anche a critiche ed insuccessi; ma senza mai arrendersi.
I Simple Minds resteranno nella storia della musica leggera, sia come compositori di canzoni che hanno fatto ballare milioni di ragazzi, come “Don’t You (forget about me)” o “Alive and Kicking”; sia come artefici di brani introspettivi ed ispirati, al pari di “Belfast Child” o “Dolphins”.
Il gruppo, domenica sera, nonostante un po’ di ruggine dovuta agli anni che –ahimè- passano per tutti, si è assolutamente fatto valere, riproponendo hits vecchi e nuovi, facendo alzare in piedi e ballare, dopo appena una manciata di brani, tutti o quasi i presenti, fino alla fine dello show.
Jim Kerr ha più volte ringraziato quel pubblico italiano a cui tanto è legato (è nota la collaborazione con il maestro siciliano Franco Battiato), dando prova tangibile che il cuore delle “menti semplici”, dopo gli attriti con le case discografiche e le scelte artistiche non sempre felici della seconda metà dei ’90, è tornato oggi a pulsare più vivo che mai.

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