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3 marzo 2006

Il Borgo Medievale apre le porte al mondo della Ceramica

Cinque penne raccontano il loro sentire, dieci ceramisti realizzano le loro emozioni, scrittura e terracotta si mescolano per diventare immagine: qu
Cinque penne raccontano il loro sentire, dieci ceramisti realizzano le loro emozioni, scrittura e terracotta si mescolano per diventare immagine: questo l’incontro artistico che dà vita ai “Racconti in…Ceramica”, la mostra a cura di Vito Pinto in esposizione a Palazzo Federico II di Terravecchia a partire da domani sabato 4 marzo. L’antico Borgo Medievale, roccaforte di Giffoni Valle Piana, interagisce con l’energia e il talento del territorio, comunicando visioni e letture che ridisegnano i confini della comunità locale. Questa Mostra, che sarà inaugurata alle 18.30, è infatti il primo di una serie di appuntamenti sul mondo della Ceramica che l’Associazione Borgo di Terravecchia dedicherà ad artisti e tradizioni di Vietri sul Mare e di tutto il Sud.
Tema dell’esposizione, frutto dell’ormai tradizionale laboratorio di idee ed emozioni- giunto alla sesta edizione – curato dal giornalista Pinto, il confronto tra ceramica e narrativa. Cinque scrittori del mondo prestano la loro penna al pennello di dieci artisti affinché la parola scritta diventi segno cromatico e universale di un evoluzione ceramica. Scrittoio e bottega si fondono in un’unica espressione artistica in cui l’argilla, prima compagna dell’uomo, si affida al graffito e alla voglia di comunicare pensieri. Un percorso interessante che interseca letteratura e ceramica in un viaggio in cui il senso delle emozioni si fa forma e il colore della parola si traduce nelle mille interpretazioni dell’arte.
Rubina Giorgi, scrittrice e saggista affida il suo racconto “Ceramica: un’arte materna” agli artisti Nello Ferrigno e Virginio Quarta. Una maschera che emerge da un cono ascendente, opera denominata la donna– vaso, è la trasposizione in ceramica del testo della poetessa in cui la terra e l’acqua, gli elementi portanti dei suoi scritti, si confermano nella maestria degli artisti le chiavi del disegno in terracotta.
Juan Javier Folco, professore all’Università Nazionale di Villa Maria presso Cordoba firma la “Storia di emigrante” che diventa ceramica con Ignazio Collina e Silvana Mazzaro. Con un linguaggio circolare, senza inizio né fine, lo scrittore argentino racconta le sue intime emozioni mentre percorre a ritroso la storia dei suoi antenati. Ebbene la storia di un emigrante per Ignazio Collina, maestro dei colori dolci, diventa un cavallo sormontato da due figure erette a guardare l’infinito orizzonte. Sullo sfondo una piccola piastra, intagliata a formare casette, visi affacciati. Più oltre una targa, rettangolo di antico basamento su cui s’imbarcavano le speranze di un popolo emigrante. Insieme s’inserisce l’intreccio dei cerchi di Silvana Mazzaro, simbolo di viaggi antichi e recenti, dell’uomo e della memoria.
Il testo “Gli amori di una bionda” di Lorenzo Gigliotti, scrittore e regista, trova l’interpretazione artistica di Augusto Pandolfi e Sergio Vecchio. Mentre l’autore descrive il dramma e la sofferenza di Irina, una donna dell’est senza progetti e senza affetti, perseguitata dal suo passato e tradita dal suo presente, Sergio Vecchio traduce questa disperazione con tre vasi poggiati per terra e graffiti con l’amore del disegno e il passato d’Irina viene rappresentato da un leggio di metallo senza spartito su cui giacciono un calco di gesso e una bombetta. Augusto Pandolfi invece disegna il presente e la ricerca dell’amore di questa donna: il suo disagio nella ricerca spasmodica dell’agio si traduce in un intreccio di ferro sul quale fa da sfondo una figura prorompente di donna.
Una serie di immagini sovrapposte, susseguenti, scandite da pause divaganti è il racconto di Giovanni Perrino, addetto culturale all’ambasciata d’Italia a Mosca. L’autore scrive “Lamento per Aracoeli”, una frammentazione di memoria, di vita, di interrogativi, di domande sull’esistenza di Dio, sulle diversità, sulla festa, quella per l’ultimo dell’anno. Eterni interrogativi che il maestro ceramista Arialdo Rescigno da sempre traduce in arte e che, in questo caso, materializza in una croce grande e larga. Su di essa vi appoggia una donna a figura intera, posizionata di spalle e semi – celata da un velo che mostra e nasconde. Francesca Irpino invece s’inserisce nell’opera scandendo i tre momenti del racconto di Perrino con tre pezzi singoli di ceramica, tre onde che nella loro impennata iniziale si conformano a volto sofferente di uomo.
Francesco D’Episcopo, scrittore e professore all’Università di Napoli e del Molise affida il suo racconto “Ceramichiamo il mondo!” ai maestri Salvatore Autuori e Franco Raimondi. D’Episcopo stende su carta il colori della bottega, la luce rubata all’azzurro del cielo, al blu del mare, al marrone della terra. Ebbene la ceramica degli artisti trattiene il testo e narra la storia di ogni uomo e in ogni tempo. Artista e pensatore, Salvatore Autuori traccia immaginari meridiani e paralleli, colorati a largo pennello raso. Piccole riggiole d’infinite cromie rivestono il mondo di Franco Raimondi, un’esplosione di vita e vivacità.
L’allestimento della Mostra, già ospitata a Salerno alla Chiesa di Sant’Apollonia e ad Agropoli nello Spazio Espositivo Uscita Mattatoio, è a cura della Bottega San Lazzaro. Dopo il vernissage alle 18.30 di sabato 4 marzo, l’esposizione resterà aperta fino al 8 aprile tutti i giorni, escluso il sabato mattina, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. L’ingresso è gratuito.

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