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28 marzo 2006

Il Caimano a Napoli: incontro al Modernissimo

Non capita spesso di avere la fortuna di vedere un film al cinema e poi aver la possibilità di ascoltare in diretta il commento del regista, seNon capita spesso di avere la fortuna di vedere un film al cinema e poi aver la possibilità di ascoltare in diretta il commento del regista, seduto lì davanti ai vostri occhi. Veramente nell’ultimo periodo non capita spesso nemmeno di vedere un film al cinema: come dimostrano sondaggi e ricerche mostrati al telegiornale, che mettono in evidenza come la percentuale delle spese nel settore spettacolo degli italiani sia negli ultimi anni nettamente calata.
Eppure quando capita è un’esperienza unica, che sicuramente arricchisce, indipendentemente dal giudizio che si può esprimere sulla pellicola.
Così è stato per la proiezione del nuovo film di Nanni Moretti: “Il Caimano”, avvenuta il 27 marzo al cinema Modernissimo. La storia è quella di un produttore (Bruno Bonomi/Silvio Orlando), regista di b-movie anni 70, a cui davvero non ne va bene una: la moglie (Paola Zamorani, intrpretata da Margherita Buy) vuole firmare il divorzio, i suoi antichi fasti registici sono oggetto di marginali rassegne per cinefili incalliti, non gira alcuna nuova idea,e, come se non bastasse, nel suo studio, adesso desolato teatro, si girano televendite di divani. L’occasione di riscatto sarà data dalla sceneggiatura caduta dal cielo, presa come per caso dalle mani della givoane Teresa (Jasmine Trinca). E’ “il Caimano”, un film su Berlsuconi. Per Bonomi/Orlando lentamente fare il film che si trova tra le mani diventa una necessità, un appiglio, un gancio per uscire dalla sua situazione affatto disagevole, un bisogno impellente negato dall’assenza di attori, dalla mancanza di finanze, dall’immaginato scarso interesse per il tema, di cui “tutti sanno tutto”. E così il film di Moretti diventa la storia dello sviluppo del film di questa giovane regista. Un film sul cinema, che parla distintamente di cinema, ma anche, in un gioco di scatole cinesi le cui cornici si intrecciano invisibili, di Berlusconi, padrone degli ultimi 30 anni, in ogni modo vincitore, che lo si voglia oppure no. Ci scorre allora davanti agli occhi l’Italia pseudodemenziale di questi anni, una caricatura vera, eppure reale, e il piano fantastico delle scene del film sul Presidente del Consiglio permea in qualche modo ineluttabilmente le immagini della vita privata di Bonomi/Orlando, fondendosi con immagini di repertorio ( comprate dall’agenzia di stampa Reuters) sul Premier, quello vero. Comunque il finale apocalittico in cui Moretti stesso interpreta senza alcun camouflage Silvio Berlusconi, regala un tono di epica grottesca a tutta la vicenda, parzialmente smontando il clima malinconico creato dalle difficili vicende familiari del protagonista, e prefigurando gustosi scenari preregimi.
Il pubblico in sala ha applaudito piuttosto entusiasticamente, alla fine della pellicola, e poi, dopo la proiezione, c’è stato un dibattito, con, a sorpresa, non solo il regista Nanni Moretti ed il protagonista Silvio Orlando, ma anche le protagoniste femminili: Jasmine Trina e Margherita Buy, nonchè gli sceneggiatori Federica Pontremoli e Francesco Piccolo, ed il produttore, Angelo Barbagallo.
Moretti ha così avuto occasione di spiegare che ciò che l’ha spinto a fare questo film è stata la voglia di raccontare una storia che fosse composta da tante trame insieme, quella privata del produttore, quella dell’Italia che prende coscienza gradualmente di vivere in un incubo da telenovela, quella, marginale, di Berlusconi che compra il mondo. Storie che si unissero in una narrazione complessa, eppure lineare. Riguardo alla sua scelta di interpretare l’attuale Premier, ha detto di aver ritenuto che questo avrebbe avuto un impatto molto più forte sullo spettatore, trovandolo spiazzato nel sentire frasi di berlusconiana memoria ( tutti i suoi dialoghi che compaiono nel film sono estrapolati da veri discorsi di Berlusconi, incredibile ma vero!) pronunciate da un personaggio che gli è tanto alieno. Gli attori si sono mostrati molto entusiasti della possibilità di recitare in un film così particolare ed anche ricco su diversi piani.
Per quanto riguarda la polemica preelettorale ( impossibile non notare che il film è uscito appena due settimane prima delle elezioni), il regista ha spiegato molto chiaramente che in un paese libero non ci deve essere connessione tra il piano del cinema e quello elettorale: la maggior parte dei cittadini ha ormai deciso da mesi come votare, non è certo un film così ad orientare il giudizio politico di normali cittadini, che, tra l’altro, scelgono coscientemente di andarlo a vedere.
Riguardo al finale quasi drammatico del Caimano nel Caimano ( il film dell’esordiente Teresa/Jasmine Trinca), è stato poi chiesto a Nanni Moretti se egli avesse davvero paura di un’evoluzione politica così post-fascista ed antidemocratica. Egli ha risposto facendo notare che effettivamente un pò ci sarebbe bisogno di aver paura, sopratutto paura del fatto che ci siamo abituati ad avere un Presidente del Consiglio con 3 reti televisive, ed un potere mediatico sconfinato. Non è l’uomo più ricco d’Italia, ne è il padrone.

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