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21 marzo 2006

Il mercato delle cavie

“Allo stato attuale delle conoscenze, la sperimentazione con il volontario sano è una tappa obbligata ed ineliminabile per la creazione di un n“Allo stato attuale delle conoscenze, la sperimentazione con il volontario sano è una tappa obbligata ed ineliminabile per la creazione di un nuovo farmaco”: Tali le parole espresse in un recente intervento su Tempo Medico da Maurizio Mori, membro della consulta di bioetica. Questo alla luce della considerazione che per testare un nuovo preparato è necessario somministrarlo ad un malato. Ovviamente è fondamentale stabilire delle linee guida per l’utilizzo dei volontari, sia sani che affetti dalle patologie che si desidera debellare. Purtroppo in tal senso la situazione non è incoraggiante. Le tendenze sono sostanzialmente due. Stati Uniti e Gran Bretagna, le nazioni che accentrano i due terzi delle industrie farmaceutiche mondiali hanno un “occhio di riguardo” per i paesi in via di sviluppo, India in primis; le cavie per i laboratori europei, invece, vengono reclutate nei paesi dell’Est. Vige anche in questo settore la trita legge della domanda e dell’offerta: la depressione economica di tali aree rende oltremodo allettante la remunerazione offerta in cambio della prestazione del proprio corpo. Basti pensare che, nell’occidente industrializzato, solo il 3 per cento dei pazienti affetti da tumore accetta di sottoporsi alle sperimentazioni… Ritenere che l’aspirazione ad entrare nei programmi sanitari di serie A da parte dei paesi sottosviluppati sia la spinta principale di un simile comportamento, è infatti, un’ipotesi semplicistica e riduttiva. In realtà il settore farmaceutico, al pari di altri, aggira la lentezza della sperimentazione ricorrendo all’ outsorcing.
Emblematico il caso dell’India. Si prevede che entro il 2010 il giro d’affari dei trial clinici in questa nazione toccherà un miliardo e mezzo di dollari. Bassi costi di ricerca e forza lavoro in abbondanza ne spiegano la scelta da parte delle multinazionali del settore. Inoltre la nuova legislazione locale ha abolito una legge in base alla quale era obbligatorio che l’impiego di nuovi farmaci fosse vincolato alla previa sperimentazione degli stessi nel loro paese d’origine. Infine le cavie sono incontaminate, perché scevre da quel bombardamento farmacologico a cui veniamo sottoposti noi occidentali: un “terreno di coltura” perfetto, dunque. Rimane solo un piccolo interrogativo: è giusto testare rimedi per l’osteoporosi e l’iperglicemia in un paese dove i problemi maggiori sono i morsi di serpente e le intossicazioni da pesticida?

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