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23 marzo 2006

Il mito aveva ragione: le Amazzoni sono davvero esistite

Quando ciò che è mito si trasforma in realtà. Una corrispondenza della moscovita Nezavisimaja Gazeta, un quotidiano indipende

Quando ciò che è mito si trasforma in realtà. Una corrispondenza della moscovita Nezavisimaja Gazeta, un quotidiano indipendente russo, ha in questi giorni reso noto che nei pressi di Millerovo, una città russa di 34 mila abitanti nella provincia di Rostov, a poca distanza dal confine con l’Ucraina lungo il Don, un’équipe di archeologi ha aperto un kurgan, uno dei grandi tumuli funerari che sorgono a decine nella zona, risalente a almeno duemila anni fa. Da un profondo pozzo è venuto fuori lo scheletro di una donna sepolta con spada e giavellotto da un lato, e dall’altro un arco con la faretra piena di frecce, oltre a uno specchio di bronzo, un anello e una collana. Ai suoi piedi, sei scheletri maschili disadorni, probabilmente i servitori. “Forse era una sacerdotessa o qualcuna che aveva comunque una posizione sociale elevata”, osserva l’archeologa Vera Larenok: tanto più che “la forma del cranio è particolarmente interessante, a uovo, come per le donne votate sin dalla prima infanzia agli dèi, alle quali veniva appunto bendata la testa”. E la leggenda delle guerriere a cavallo diventa realtà storica, una volta di più. Perché la regione del ritrovamento è esattamente quella descritta con dovizia di particolari da Erodoto nelle Storie (IV, 110-117), laddove racconta di come le Amazzoni, vinte dai Greci in un tempo ancestrale, venissero da questi catturate nella zona in cui erano insediate, intorno al fiume Termodonte (oggi Terme Çay), sulla costa meridionale del Mar Nero, e deportate qualche centinaio di chilometri più a Nord-Est, sul Mare d’Azov, lungo il corso del fiume Tanai: ossia, appunto, l’odierno (placido) Don. È stupefacente come a distanza di millenni i miti che hanno un qualche nucleo storico trovino implacabili conferme materiali, dai racconti tradizionali sul Diluvio alle epiche vicende di Troia alla leggenda del Vello d’oro. “Ci sono altri tumuli analoghi a questo nella zona», spiega un ricercatore, «e siamo sicuri che proseguendo gli scavi potremo dare ulteriore concretezza al mito delle Amazzoni”.

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