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20 marzo 2006

Il sogno infranto di Michael

Si potrebbe dire una persecuzione, quella di Michael Jackson da parte della giustizia, con la quale era riuscito a stabilire una sorta di tregua p

Si potrebbe dire una persecuzione, quella di Michael Jackson da parte della giustizia, con la quale era riuscito a stabilire una sorta di tregua per ben un anno. Poi, la settimana scorsa, l’ennesimo caso, questa volta fortunatamente non per abusi sessuali: il re del pop non pagava i dipendenti della sua dimora – parco giochi Neverland, situato nella contea di Santa Barbara, California, dal dicembre 2005, mentre la copertura assicurativa, scaduta a gennaio, non era stata rinnovata. La settimana scorsa Jackson, che attualmente pare non versi in buone condizioni economiche, è stato per questo multato complessivamente di 169.000 dollari. In attesa del pagamento, i suoi lavoratori non sono potuti tornare al lavoro, con il rischio, quindi, che il parco chiudesse. La questione è rimasta in sospeso fino al 15 marzo, quando Jackson ha accettato di pagare la multa, evitando così l’incriminazione.
Neverland (L’isola che non c’è), il parco acquistato da Jackson nel 1988, gli ha permesso di rivivere la sua infanzia perduta grazie alla costruzione, oltre che della dimora, anche di un parco giochi, di uno zoo e di un cinema. Qui Jacko, come lo chiamano i suoi fan, organizzava feste invitando bambini con cui viveva per dei periodi più o meno lunghi. Tra questi ci sono quelli che appartenevano al suo circolo ristretto e che hanno sporto denuncia nei suoi confronti per molestie sessuali, nel 1993 e l’anno scorso, ma Jackson è stato assolto in entrambi i processi. Un’ex dipendente del parco, Kiki Fournier, ha dichiarato che i bambini, durante il loro soggiorno a Neverland, conducevano uno stile di vita piuttosto sregolato e indubbiamente inadeguato alla loro età, ma la testimonianza rimane vaga. D’altro canto, gli abitanti del paese situato a 5 miglia dal parco sostengono di conoscerlo e di trovare assurde le accuse di pedofilia che gli sono state ripetutamente rivolte. In un piccolo paese, dice una di loro, una simile voce non avrebbe tardato a diffondersi.
Intanto, Jackson ha abbandonato la residenza californiana dopo aver affrontato l’ultimo processo, sostenendo che non lì non sentiva più l’atmosfera di casa, e si è trasferito nel Golfo Persico, a Bahrain.

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