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20 marzo 2006

La Sapienza: il fascino dell’Oriente, gli scavi di Ebla in un documentario

La Sapienza ospita la presentazione del documentario “Gli scavi di Ebla: un giorno con la missione archeologica italiana”, prima puntata della serie tLa Sapienza ospita la presentazione del documentario “Gli scavi di Ebla: un giorno con la missione archeologica italiana”, prima puntata della serie televisiva realizzata da RAI Educational intitolata “Siria: la porta dell’Oriente”.

Per svelare i segreti della città di Ebla il giornalista Federico Fazzuoli ha documentato il lavoro e la vita all’interno della missione archeologica italiana guidata dal professor Paolo Matthiae che da oltre quaranta anni è impegnato nel riportare alla luce e studiare i resti dell’ antica città -stato.
Le telecamere entrano nel caveau segreto nel quale sono conservate le 17.000 tavolette di Ebla, i famosissimi documenti in scrittura cuneiforme che hanno permesso di ridisegnare la storia e la vita della città.
La porta dell’Oriente si apre poi sul luogo degli ultimi scavi dove è venuto alla luce il tempio più antico mai ritrovato in quell’area e che riproduce la stessa pianta del mitico tempio di Salomone.
La rivoluzione di Ebla
E’ il 1964. A circa 50 km a sud di Aleppo, nella Siria settentrionale, il prof. Paolo Matthiae guida la prima missione sulla collina di Tell Mardikh. Gli scavi si succedono, stagione dopo stagione, nel caldo e nella polvere, portando alla luce quello che con sempre maggiore chiarezza si delinea come uno dei centri urbani più ricchi e potenti dell’area.
Quando nel 1968 viene rinvenuta, scolpita su un busto, l’iscrizione che permette l’identificazione di Ebla, l’ambiente scientifico è scosso. Era infatti comunemente ritenuto che la città misteriosa, di cui si sapeva ancora ben poco, si trovasse in Anatolia (Turchia).
Invece no. Nel 1975, il rinvenimento di 17.000 tavolette cuneiformi, scritte in quella che da ora in poi sarà la lingua blaita, spazza ogni dubbio sulla natura dei resti che stanno emergendo: palazzi, tombe reali, fortificazioni e il tempio di Isthar.
La scoperta è epocale, in grado di cambiare scenari e dare nuova linfa all’archeologia del vicino Oriente: mai prima di allora era stata ritrovata una documentazione su tavolette così cospicua. Le tavolette di Ebla rappresentano da sole più di tutte quelle scoperte fino a quel momento e raccontano l’amministrazione di un regno potente, delle sue campagne militari, dei trattati commerciali e degli editti reali. Raccontano di una città -ponte tra l’Eufrate e il Mediterraneo, punto naturale di passaggio fra le vie che univano la Mesopotamia all’Egitto. Non più la tradizionale città sulle sponde dei fiumi, ma una città di terra, agricoltura estensiva e oliveti sterminati.
Grazie alle tavolette e ai doni dei faraoni rinvenuti nelle tombe regali, l’Egitto e la Mesopotamia cessano di essere storie parallele. Si stabiliscono per la prima volta date, relazioni, cronologie.

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