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23 marzo 2006

La tecnologia RFID nell’università

Il sistema RFID entra all’Università di Messina ma non per laurearsi.
RFID, cioè Identificazione a Radio Frequenza, è una tIl sistema RFID entra all’Università di Messina ma non per laurearsi.
RFID, cioè Identificazione a Radio Frequenza, è una tecnologia elettromagnetica usata per l’identificazione automatica di oggetti, animali o persone. Il sistema legge a distanza le informazioni contenute in un tag RFID usando dei lettori RFID. Un tag in genere è formato da un microchip che contiene dati e un’antenna che permette di ricevere e trasmettere radiofrequenza ad un transreceiver. Il Laboratorio per le tecnologie Wireless e RFID dell’Università di Messina, in collaborazione con Intel e Oracle, ha sviluppato un progetto di sperimentazione per il tracciamento dei documenti. Il progetto prevede la realizzazione di un sistema automatico per la gestione ed il controllo dei documenti negli uffici del rettorato attraverso l’applicazione sui documenti di tag passivi (che non hanno nessuna fonte di alimentazione interna ma traggono l’energia per attivarsi dall’onda radio inviata dal lettore che li interroga), l’utilizzo di reader seriali e antenne pad (sistemate su scaffali, armadi, scrivanie) per effettuare velocemente la ricerca delle pratiche amministrative e seguirne il percorso e anche per ottimizzare i flussi documentali.
A questo punto viene da chiedersi perché aziende come Intel entrano in progetti come questi e che ritorni si aspettano? I loro responsabili ritengono che la tecnologia RFID abbia un potenziale enorme e che chiunque ne venga a conoscenza abbia poi un interesse ad investire sulle tecnologie wireless e magari capire che, abbinando a questo un’infrastruttura Wi-Fi, si può avere accesso a tutte le informazioni critiche di un processo di qualunque tipo in maniera molto veloce.
Intanto, per rendere questa tecnologia più accessibile, i produttori sviluppano tag sempre più microscopici ed economici. Come Hitachi, che ha annunciato il chip RFID più piccolo al mondo, 0.15 millimetri quadrati e spesso 7.5 micron. E l’abbattimento dei costi è dato dalla resa produttiva per singolo wafer che sarà triplicata. Philips, invece, ne ha realizzato uno in plastica con tanto di antennina all’interno.
A buttare acqua gelida su questo fuoco d’entusiasmo interviene Adi Shamir, crittografo e docente di informatica dell’israeliano Weizmann Institute of Science, che alla scorsa RSA Conference ha presentato i risultati di una ricerca con cui dimostra che i tag RFID prodotti a basso costo sono inaffidabili e attaccabili anche con le tecnologie più elementari.

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