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1 marzo 2006

Le elezioni degli “indesiderabili”

Le prossime elezioni politiche del 9 e 10 aprile si svolgeranno all’insegna della nuova legge elettorale maggioritaria, che, prevedendo uno sb

Le prossime elezioni politiche del 9 e 10 aprile si svolgeranno all’insegna della nuova legge elettorale maggioritaria, che, prevedendo uno sbarramento al 4% per tutte le forze politiche che si presentano da sole, ha messo ogni partito nella situazione di dover, da una parte, stringere delle alleanze con altre forze, ma stando bene attento, dall’altra, a marcare in maniera netta la propria identità, nella speranza di calamitare sul proprio simbolo il maggior numero di voti.
I due schieramenti principali, il Centro – Destra del premier uscente Silvio Berlusconi e il Centro – Sinistra guidato da Romano Prodi, per ottenere il bonus di almeno 340 deputati alla Camera per la coalizione vincente, hanno stretto alleanze con le ali estreme dei propri rispettivi bacini elettorali. Forze come Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani da una parte e Alternativa Sociale dall’altra possono portare dei punti percentuali importanti per spostare l’ago della bilancia dello scontro politico verso la Casa delle Libertà o l’Unione, ma molto spesso si sono rivelate protagoniste di episodi di estremismo, soprattutto a causa delle dichiarazioni avventate rilasciate a mezzo stampa da alcuni loro militanti, per alcuni dei quali si è arrivati ad utilizzare la definizione di “indesiderabili” della politica.
Marco Ferrando, esponente della fronda trozkista che all’interno di Rifondazione si oppone alla linea del segretario Fausto Bertinotti, si è guadagnato la qualifica di indesiderabile dopo aver giustificato l’attentato esplosivo contro la base italiana in Iraq di Nassiriya, considerato alla stregua di una legittima azione di resistenza contro una potenza militare occupante. Rifiutatosi di rivedere le proprie posizioni, Ferrando ha subito un’esclusione dalle liste elettorali ad opera degli organi dirigenti del suo partito.
Nella lista degli impresentabili di sinistra sono stati fatti rientrare anche il leader no global Francesco Caruso, che più volte si è dichiarato un estimatore della formazione estremista di Hamas, recente vincitrice delle elezioni politiche in Palestina, e l’esponente della comunità transgender Vladimir Luxuria; entrambi sono candidati nelle liste di Rifondazione Comunista e hanno ricevuto critiche molto dure da esponenti dei partiti più moderati dell’Unione.
Ma se Sparta piange, Atene di certo non può ridere. Anche il Centro – Destra, da questo punto di vista, deve affrontare dei grossi problemi, soprattutto da quando Silvio Berlusconi ha annunciato la stipulazione di un accordo elettorale con Alternativa Sociale, il raggruppamento di estrema destra nato dalla fusione di tre movimenti: Forza Nuova, guidata da Roberto Fiore; il Fronte Sociale Nazionale di Adriano Tilgher e la lista guidata da Alessandra Mussolini. Proprio la nipote del duce è a capo di questa nuova formazione e sembra essere l’unica ad avere la possibilità di candidarsi per un posto nel prossimo Parlamento. Tilgher e Fiore, infatti, sono i due grandi, ed ingombranti, indesiderabili alleati di Berlusconi.
Tilgher ha subito, nel 1975, una condanna per aver tentato la ricostituzione del partito fascista, e ha dichiarato di non volersi considerare un neofascista, ma soltanto perché non gli piace l’utilizzo del prefisso “neo”. Il programma politico del Fronte Sociale Nazionale, disponibile in rete, si basa su un feroce spirito antiamericano (“Il FN considera tutti i partiti italiani, dai DS ad AN collaborazionisti con l’occupante americano, e sulla base di questo assunto invalicabile condurrà tutta la sua campagna politica e sociale, nonché i rapporti con il mondo politico di Regime”), mentre Forza Nuova ha tra i suoi obiettivi principali l’abolizione di tutte le leggi abortiste e il ripristino del Concordato del 1929 tra lo Stato e la Chiesa cattolica. Si tratta di posizioni che potrebbero mettere in imbarazzo un futuro nuovo governo Berlusconi, colpendolo soprattutto nel punto cardine costituito dal rapporto ferreo con l’alleato americano.

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