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27 marzo 2006

L’Italia del rugby fa passi in avanti

Apparentemente, il “Sei Nazioni” 2006, il più importante torneo europeo di rugby, ha serbato per l’Italia più ombre che luci.
Gli AApparentemente, il “Sei Nazioni” 2006, il più importante torneo europeo di rugby, ha serbato per l’Italia più ombre che luci.
Gli Azzurri, per la quinta volta dal 2000, anno in cui hanno preso parte per la prima volta alla competizione, hanno concluso il torneo all’ultimo posto, con un solo punto ottenuto in cinque incontri. Il fatto che quest’unico punto sia dovuto ad uno storico pareggio ottenuto in Galles, contro una squadra che l’anno scorso aveva vinto il Sei Nazioni realizzando anche un grande slam (la vittoria in tutte le partite disputate), potrebbe sembrare soltanto una magra consolazione.
Fortunatamente, molto spesso le competizioni sportive possono essere giudicate anche al di là dei risultati che si determinano alla fine e da questo punto di vista la rappresentativa italiana ha dimostrato di aver compiuto molti passi in avanti rispetto alle esibizioni degli anni scorsi.
La nostra rappresentativa ha iniziato il Sei Nazioni 2006 perdendo di misura 26 a 16 in Irlanda, contro una squadra estremamente quotata, che poi avrebbe terminato il torneo a pari punti con la Francia, risultata vincitrice soltanto grazie alla migliore differenza tra punti realizzati e subiti. Contro gli irlandesi, poi, l’Italia è stata più volte penalizzata da un arbitro apparso non all’altezza della situazione, che ha attribuito alla squadra di O’ Driscoll almeno un paio di mete viziate da azioni irregolari.
La sconfitta casalinga per 16 a 31 contro i forti inglesi, nella seconda giornata, ha visto comunque una squadra azzurra capace di tenere testa ai campioni del mondo in carica per buona parte dell’incontro (il primo tempo si era addirittura chiuso sul risultato di parità). L’Inghilterra, infatti, è riuscita a dilagare soltanto nel finale di partita, sfruttando alcune incertezze clamorose della retroguardia italiana.
Dopo la dura sconfitta rimediata in Francia per 37 a 12 (una battuta d’arresto rimediata comunque contro una delle quattro squadre più forti del mondo, la prima europea presente nel ranking mondiale del rugby, subito dopo le superpotenze dell’emisfero australe Nuova Zelanda, Sudafrica e Australia), l’Italia è riuscita a conseguire l’impresa che tutti i tifosi attendevano con ansia, andando ad impattare 18 a 18 contro il temibile Galles sul difficile terreno del Millenium Stadium di Cardiff.
La sconfitta beffa per 10 a 13 rimediata contro la Scozia nell’ultima giornata non ha intaccato più di tanto il morale italiano, soprattutto se consideriamo l’ottimo torneo disputato dagli Highlanders, che hanno concluso la manifestazione con 6 punti all’attivo (2 in meno della coppia di testa costituita da Francia e Irlanda), togliendosi anche la soddisfazione di battere in casa 18 a 12 gli odiatissimi cugini inglesi.
Un’ulteriore riconoscimento alla bontà del gioco espresso dalla nostra rappresentativa è venuto dagli esperti di Planet Rugby, la bibbia ondine del rugby mondiale, che hanno inserito gli italiani Mirco Bergamasco (foto) e Marco Bortolami nel XV ideale del Sei Nazioni 2006.
Alla fine delle cinque gare disputate, quindi, l’Italia ha sicuramente ottenuto molto meno di quanto abbia meritato. Per il momento possiamo accontentarci di aver evitato il Wooden Spoon, il famigerato cucchiaio di legno che da tradizione spetta alla compagine che non riesce ad ottenere nemmeno un punto. Ma per i prossimi anni i tifosi degli azzurri del rugby si attendono ben altre soddisfazioni.
Le premesse sembrano essere piuttosto incoraggianti.

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