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1 marzo 2006

Morti giocando a calcio

Tragedia, ma nessuno l’ha raccontata. Nemmeno un telegiornale ha annunciato il triste episodio, qualche radio ha frettolosamente riportato l’accaduto Tragedia, ma nessuno l’ha raccontata. Nemmeno un telegiornale ha annunciato il triste episodio, qualche radio ha frettolosamente riportato l’accaduto sommariamente, solo la carta stampata ha invece destinato qualche piccolo spazio in più a una notizia così drammatica e cruda.
Il teatro è l’inferno iracheno, gli attori protagonisti un gruppo di folli armati fino ai denti, le “comparse” dei bambini che giocavano a calcio. Una ventina di uomini hanno fatto irruzione in un campo da calcio a Baquba, città divisa a metà tra Sanniti e Sciiti. In campo circa venticinque ragazzini dai 10 ai 16 anni, giocavano a calcio, cercavano di liberare la mente dalla guerra, anzi dalle guerre del loro popolo. Degli spari improvvisamente impazzano al centro del campo, tanta polvere, urla, spintoni e la folla che assisteva alla partita si riversa in campo cercando di proteggere i bambini. Improvvisamente il silenzio, si ode appena un motore di un camion che si allontana in una nube di fumo, molti si rialzano, qualcuno piange, qualcun altro non si alzerà mai più.
Cinque feriti, di cui tre molto gravi, due ragazzini uccisi.
Si può mai morire tirando calci ad un pallone?

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