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8 marzo 2006

Multiplex e sale tradizionali, cannibalismo o convivenza

La ripresa del settore cinematografico degli ultimi anni sarebbe stato impensabile senza il proliferare dei multiplex nelle zone limitrofe di molte trLa ripresa del settore cinematografico degli ultimi anni sarebbe stato impensabile senza il proliferare dei multiplex nelle zone limitrofe di molte tra le più importanti città d’Italia.
Le grandi strutture hanno aperto gli orizzonti ad una nuova fruizione cinematografica incentrando il polo di attrattività sul sistema di offerta integrato in cui il film è solo una componente dell’intrattenimento da “pop-corn movie”.
Ma tutto ciò, in un panorama in cui le windows (il periodo di tempo che intercorre tra l’uscita in sala e la disponibilità in home video) vanno via via restringendosi e il fenomeno “file sharing” dilaga, rischia di mettere in pericolo l’esistenza della sale cinematografiche tradizionali e soprattutto dei cinema d’essai.
Gli incentivi per i 691 cinema d’essai italiani risultano essere insufficienti e mal distribuiti, è impensabile elargire premi a multiplex con 14 sale e con un solo schermo d’essai favorendo così l’inizio dell’invasione dei multiplex non solo sulle quote di mercato, ma anche sui contributi statali.
Incombe la necessità di una disciplina sull’apertura dei nuovi complessi che non comprimano la redditività delle sale esistenti ma che sviluppino un nuovo bacino d’utenza compatibilmente con le caratteristiche dell’offerta sul territorio, congiuntamente, occorre uno sforzo, da parte degli esercenti, atto a seguire nuove regole di marketing, a creare valore aggiunto alle sale attraverso eventi, iniziative pubblicitarie alternative e caratterizzazioni sempre diverse dell’immagine della sala.
Il fenomeno straripante dei multiplex non è coerente con l’armonia che la distribuzione delle sale cinematografiche dovrebbe avere sul territorio, i complessi multicinema in attività nel ’98 erano 23, nel 2001 erano 68, oggi sono più di130, di questi 714 schermi operano nei 70 multiplex con almeno 8 schermi e tutti sviluppano una imponente campagna di comunicazione forti delle riserve di capitale disponibile.
A fronte di tali investimenti si è però rilevata una curva di crescita inferiore alle attese, si manifesta invece un progressivo impoverirsi delle strutture tradizionali all’interno dei centri storici che registrano una diminuzione del 29,06% in termini di presenze (dati Cinetel).
Si tratta di una lotta impari e tale andamento minaccia di estinguere l’esercizio tradizionale con enormi danni sia a livello di qualità/varietà dell’offerta sia per le ripercussioni negative sui film nazionali che poggiano sul grande contributo di visibilità che il settore tradizionale offre.
Il progressivo svuotamento dei centri storici, che abbinato alla crisi delle sale preesistenti, porta alla chiusura sempre più frequente dei centri di aggregazione , si rischia di perdere il target meno giovane poco disposto a spostarsi nelle grandi strutture di periferia e di desertificare i piccoli e medi centri urbani.
La vicina Francia presenta 5000 schermi, tra cui un centinaio di multiplex ma anche tante sale di profondità che garantiscono una importante valorizzazione della funzione sociale e della rilevanza storica di tali strutture e che funzionano da superficie d’appoggio per la produzione dei film francesi.
Non è un caso che il cinema di qualità abbia in Europa la stessa funzione, quella di rafforzare le identità culturali e di essere un grande polo per la socializzazione e per l’attività delle città, e se il cinema è una realtà a metà tra impresa e cultura, solo una integrazione tra diversi sistemi di offerta può garantire un maggior contagio tra la gente, considerando che il “core business” è e resta quello dei grandi complessi e dei film d’importazione, il riequilibrio deve provenire innanzitutto da forme di collaborazione e di convivenza in seguito da sostegni pubblici mirati.
Con uno sforzo congiunto forse non dovremo vedere tra 20 anni ragazzi che vanno a visitare i cinema nei centri storici che nel frattempo saranno diventati dei musei aperti al pubblico, sarebbe una grave perdita e un clamoroso sbaglio per tutta l’Italia.

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