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24 marzo 2006

Parma: inaugurata la strumentazione donata al dipartimento di scienze cliniche

Venerdì 24 marzo, presso il laboratorio del Dipartimento di Scienze Cliniche dell’Università degli Studi di Parma, è stata inauguVenerdì 24 marzo, presso il laboratorio del Dipartimento di Scienze Cliniche dell’Università degli Studi di Parma, è stata inaugurata la nuova strumentazione scientifica donata dalla Fondazione Cariparma.
Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza del Prorettore vicario dell’Università, prof. Carlo Chezzi, del Presidente della Fondazione Cariparma, prof. Carlo Gabbi, e del Direttore sanitario dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, dott. Luca Sircana.
La nuova strumentazione permetterà la realizzazione del progetto dell’Unità Operativa di Ematologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, diretto dal prof. Vittorio Rizzoli, e del Dipartimento di Scienze Cliniche dell’Università di Parma “Analisi proteomica della farmaco-resistenza in leucemia”.
Il gruppo di ricercatori coordinati dal Professor Antonio Bonati, particolarmente preziosa e significativa è la collaborazione e partecipazione del Dottor Paolo Lunghi, ha ottenuto significativi e recenti risultati nello studio e identificazione di proteine essenziali per l’attivazione o la morte delle cellule leucemiche studiando in particolare pazienti affetti da leucemia acuta.
L’ambito di intervento della ricerca che sarà effettuata grazie alla donazione Cariparma è primariamente rivolto in una prima fase a pazienti affetti da leucemia acuta, tuttavia in una seconda fase oggetto dello studio potranno essere anche altre malattie ematologiche maligne primitive in particolare i linfomi e il mieloma multiplo.
E’ noto che notevoli successi terapeutici sono già stati raggiunti per quanta riguarda il trattamento della leucemia acuta in età pediatrica. Infatti circa l’80% dei bambini affetti dalla leucemia acuta linfatica di tipo comune possono guarire con la chemioterapia attualmente più utilizzata. Per quanto riguarda invece le patologie leucemiche dell’adulto, nonostante i recenti progressi, le possibilità di guarigione sono meno alte. Il tipo più frequente di leucemia acuta dell’adulto, chiamata mieloide, è guaribile in circa il 30% dei casi fino alla età di 60 anni e solo eccezionalmente dopo tale età. La leucemia acuta linfatica di tipo comune in età adulta è guaribile solo in casi sporadici, a differenza dei risultati raggiunti nel periodo pediatrico.
La mancata risposta terapeutica e la difficoltà di guarire la leucemia acuta sono dovute al manifestarsi per lo più di resistenza ai farmaci. Resistenza ai farmaci può manifestarsi dopo una prima risposta positiva a farmaci che hanno indotto remissione completa dalla malattia e apparente guarigione seguita da più grave ricaduta, oppure essere già presente all’esordio della malattia come si verifica più frequentemente nelle leucemie acute mieloidi dall’età di 60 anni in poi, nella fase acuta di leucemia mieloide cronica e nei tumori che originano da tessuti solidi quali polmone, rene, mammella, intestino.
I meccanismi e le proteine che conducono all’instaurarsi della resistenza ai farmaci sono solo parzialmente conosciuti. La resistenza ai farmaci è espressione di un processo di difesa della cellula verso sostanze tossiche, molto usata dalle cellule per sopravvivere, ma che nel corso di terapie anti-tumorali diventa nociva per l’organismo. Diventa pertanto indispensabile individuare le proteine interessate che in singoli pazienti possono essere diverse da quelle che agiscono in altri. Il riscontro di proteine responsabili di resistenza ai farmaci in pazienti in particolari fasi della malattia ci può fornire quindi la possibilità di bloccarne la funzione costruendo dei farmaci specifici contro di esse e dando luogo a possibilità di trattamento molto specifico, scarsamente tossico rispetto alla chemio tradizionale, e persino individualizzato per ogni singolo malato.
E’ oggi ben conosciuta la rilevanza nella medicina contemporanea dello studio delle alterazioni geniche delle malattie (genomica), tuttavia diventa sempre più evidente l’importanza della collaborazione fra studi dei geni e delle proteine. L’identificazione di proteine funzionali non prima conosciute in particolari fasi della malattia, o di alterazioni di proteine già descritte, sono processi la cui conoscenza è ormai indispensabile sia per una migliore comprensione della malattia neoplastica che per una terapia selettiva e mirata contro le proteine di sregolate.

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