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23 marzo 2006

Solo contro tutti

L’Amazzonia è una vasta regione dell’America meridionale (circa 5 milioni di Km2 ), che nelle ultime decadi ha perso il 17,3% dei suoi alberi. L’Amazzonia è una vasta regione dell’America meridionale (circa 5 milioni di Km2 ), che nelle ultime decadi ha perso il 17,3% dei suoi alberi. Trattasi della barbara deforestazione, ossia dell’abbattimento di tutti gli alberi per motivi commerciali o per sfruttare il terreno per la coltivazione. Con il metodo “taglia e brucia”, dapprima si abbattono gli alberi e poi si incendia il sottobosco rimanente; una volta terminato l’incendio, sul terreno si deposita della cenere che lo rende fertile. Tuttavia questo sistema arreca gravi danni all’equilibrio dell’ambiente naturale: infatti la cenere fertilizza per poco tempo il terreno, mentre la distruzione del sottobosco ne accelera i fenomeni erosivi. Dopo qualche anno, così, si deve abbandonare il terreno e disboscare un’altra area. A rincarare la dose, un altro fenomeno che interessa in particolar modo l’Amazzonia è quello dell’appropriazione indebita di terreni pubblici (milioni di ettari) da parte di poche famiglie. Solo contro tutti, a combattere una corruzione dilagante, è rimasto Lucio Flavio Pinto: “Sono un giornalista che si occupa di Amazzonia, e vivo in Amazzonia. Faccio le stesse cose di ogni giornalista del mondo, cerco le notizie, le controllo, le scrivo”. Brasiliano di Belem, capitale dello stato del Parà, da dieci anni pubblica da solo il “Jornal Pessoal” (giornale personale), privo di introiti pubblicitari che altrimenti ne limiterebbero l’indipendenza. Organo di denuncia contro corrotti e corruttori, il “Jornal Pessoal” è costato a Lucio Flavio Pinto ben 19 processi per accuse che vanno dalla diffamazione a mezzo stampa al risarcimento danni per lesioni personali. Dopo aver pubblicato un articolo in cui spiegava che il capostipite della famiglia di origine italiana Majorana, proprietaria dei più importanti giornali e delle reti televisive locali, si è arricchito grazie al contrabbando, nessun avvocato, nemmeno fra i suoi amici, ha avuto il coraggio di assumerne la difesa, dal momento che proprio quel Majorana è presidente della commissione dell’Ordine degli avvocati sulla libertà di stampa. Il 22 novembre 2005 Lucio Flavio Pinto sarebbe dovuto andare a New York per ricevere il Premio Internazionale della Libertà di Stampa, assegnatogli dal comitato per la protezione dei giornalisti “Per aver coraggiosamente informato sui traffici di droga e devastazione ambientale e sulla corruzione politica e imprenditoriale in Amazzonia”, ma non ha potuto: qualora si assentasse per qualche giorno, infatti, l’accusa fisserebbe una delle sue tante udienze proprio in quelle date, condannandolo poi per non essersi presentato. Anche per questo sta girando in sua difesa una petizione via internet, indirizzata al Tribunale di Giustizia dello stato del Parà, all’Ordine degli avvocati del Brasile e all’Ordine nazionale dei giornalisti, poiché “Il giornalista parmense, Lucio Flavio Pinto, ha bisogno dell’appoggio incondizionato dell’opinione pubblica brasiliana, in quanto vittima permanente di persecuzioni e ingiustizie in rappresaglia alla sua determinazione nella ricerca della verità”.

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