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28 marzo 2006

Università secondo Confindustria

In un paese desideroso di migliorare l’efficacia delle proprie università, il luogo di formazione (si spera!) di giovani capaci di farsi stra
In un paese desideroso di migliorare l’efficacia delle proprie università, il luogo di formazione (si spera!) di giovani capaci di farsi strada nel mondo del lavoro, è importante incentivare una discussione aperta a tutte le proposte in campo. E’ il caso del “Documento Comune Università” sottoscritto il 21 marzo 2006 da 18 associazioni imprenditoriali, nell’ambito del quale Confindustria ha individuato alcune priorità da adottare con urgenza nel corso della prossima legislatura. Il Nucleo Education di Confindustria, alla luce anche della classifica 2005 del “Times Higher Education Supplement” in merito alle 100 migliori università del mondo (125° posto per la prima università italiana), ha deciso di dire la sua: sette sono i punti cardine di questa proposta. 1) Portare a compimento il processo di autonomia delle università attribuendo loro poteri decisionali in materia di assunzione di nuovi docenti (chi ha i migliori aumenta la propria appetibilità accademica), di fissazione delle loro remunerazioni e obblighi, di curriculum degli studi, di rette di frequenza e di criteri d’ammissione degli studenti. 2) Mettere gli studenti al centro dell’università incrementando i sussidi per le borse di studio e i prestiti d’onore dall’attuale 0,14% del Pil alla media Ocse (0,25%), differenziando le date dei test di ammissione per ampliare le possibilità di scelta fra gli atenei e restituendo la gestione delle residenze alle università per favorire la mobilità studentesca. 3) Accrescere il finanziamento dell’università portando al 20% la percentuale dei fondi pubblici annuali attribuiti agli atenei in forma concorrenziale (oggi siamo solo al 3%), in base a parametri quali i livelli di internazionalizzazione e collaborazione delle università con il sistema produttivo. 4) Adottare incentivi fiscali per le imprese che investono nell’Università (credito di imposta pari al 50% degli investimenti). 5) Promuovere l’internazionalizzazione del sistema universitario favorendo l’accesso di studenti, docenti e ricercatori stranieri semplificando le procedure per l’ottenimento dei visti, permettendo agli atenei di scegliere autonomamente la lingua dei corsi ed eliminando il tetto del 10% per l’ingresso di professori e studenti stranieri. 6) Sostituire il valore legale dei titoli di studio individuando degli organismi indipendenti per l’accreditamento dei corsi di studio universitari. 7) Individuare, nell’ambito della laurea triennale, percorsi formativi con una prima parte metodologica e una seconda parte professionalizzante spendibile sul mercato del lavoro. Che questo possa contribuire ad aumentare la qualità delle nostre università? Staremo a vedere.

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