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13 aprile 2006

Dire la verità senza mentire

E’ qualcosa che ci passa spesso davanti senza essere notata: la sottile arte dell’inganno. Persuasione, manipolazione linguistica, chiamatela come volE’ qualcosa che ci passa spesso davanti senza essere notata: la sottile arte dell’inganno. Persuasione, manipolazione linguistica, chiamatela come volete: esistono mille modi per non dire la verità, senza per questo mentire. Non vi sembra possibile? Allora vi chiedo un po’ di attenzione e vi espongo qualche esempio comune: quante volte abbiamo sentito che una determinata acqua facilita la diuresi o l’eliminazione delle tossine? In questi casi siamo portati a pensare che sia migliore rispetto alle altre. Questa dote, però, è presente, in modo più o meno elevato, in tutte le acque potabili. Il produttore in questione, infatti, non specifica che questa caratteristica è presente solo e soltanto nel suo prodotto; se così fosse, l’avrebbe sicuramente pubblicizzato. Se scriviamo sulla confezione che i nostri cereali non contengono nitrati, chi lo leggerà penserà automaticamente che, al contrario, nei cereali della concorrenza i nitrati ci siano, cosa non vera (almeno si spera). “Clinicamente testato”. Nei prodotti di bellezza questa frase è sinonimo di sicurezza. Ma ci dovrebbe davvero tranquillizzare sapere che il prodotto è stato sottoposto a test scientifici? Non dovremmo, invece, far cadere l’occhio sui risultati di questi test? O, che so, sull’ampiezza e la validità della prova? Ci facciamo rassicurare anche dalle statistiche, dai confronti, dai numeri e dalle percentuali, , ma ci danno davvero informazioni particolarmente utili? “Contiene il 15 per cento di sodio in meno”. In meno? Rispetto a cosa? Lo psicologo del linguaggio Paul Grice parla di “principio della buona fede”, affermando che l’uomo, se non ha un motivo specifico per mentire, tende a dire la verità e, che, se non ha un buon motivo per dubitare, tende a credere. Anche Hellen Langer, psicologa della Harvard University, è d’accordo: le parole possono avere un forte condizionamento. L’ ha dimostrato con un esperimento: le persone sono molto più disponibili a cedere il posto in una fila (per esempio, in un supermercato) se la richiesta è accompagnata da una spiegazione, a prescindere poi dalla sua validità. Frasi come “Mi fate passare avanti? Sono in ritardo!” hanno più effetto rispetto a un semplice “Mi fate passare?”. Il problema è che non riusciamo a diffidare, neanche quando dovremmo farlo; ascoltiamo la commessa dire che l’abito provato ci sta meravigliosamente, diamo ascolto al venditore che elogia le qualità della merce anche se sappiamo che il suo unico scopo è quello di vendere. E allora cosa dovremmo fare? Consoliamoci: anche il venditore si farà ingannare da qualcun altro. E forse non dovremmo viverla in maniera estremamente negativa ma prenderla come una sorta di patto di mutua indulgenza, che aiuta a mandare avanti la società.
Roberta Macioce

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