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16 aprile 2006

La Sapienza: 5 per mille all’università

Dopo i drastici tagli del governo, che ha appena concluso la sua legislatura, alla ricerca e alla stessa vita degli atenei italiani, dovuti all’ultimaDopo i drastici tagli del governo, che ha appena concluso la sua legislatura, alla ricerca e alla stessa vita degli atenei italiani, dovuti all’ultima finanziaria, ecco una iniziativa che deve far riflettere tutti: la possibilità di destinare il 5 per mille delle proprie imposte alla ricerca e alle università d’Italia.
Il contributo dei cittadini non andrà, tuttavia, a compensare l’enorme taglio ai contributi destinati agli atenei italiani. Non si dovrebbe arrivare a chiedere le sovvenzioni per la cultura dei giovani italiani alle famiglie, che già hanno troppe tasse da pagare, e nella maggior parte dei casi devono anche pagare affitti onerosi, perché chi da in locazione gli appartamenti ha alzato del doppio il prezzo di camere sia singole che doppie nella maggior parte delle zone vicine agli atenei.
Un governo non dovrebbe mettere la cultura e la ricerca all’ultimo posto dei suoi impegni, ne abbassare drasticamente, come successo negli ultimi tempi i finanziamenti. Dagli atenei hanno fatto sapere che destinare il 5 per mille delle imposte all’università non costerà a chi deciderà di optare per questa scelta, si dovrà soltanto apporre una firma sulla dichiarazione dei redditi, come per l’8 per mille alla chiesa cattolica.
Il sito dell’università “La Sapienza” ha già messo oline il manifesto di una mano, simbolo di aiuto, quell’aiuto che ancora una volta è chiesto ai contribuenti quella che è definita e lo è senza dubbio “una risorsa preziosa”. I tre più importanti atenei romani: Tor Vergata, La Sapienza, Roma Tre, hanno chiesto questo piccolo gesto alle famiglie dei studenti, ai ricercatori stessi, e a tutti quelli che hanno a “cuore il ruolo dell’Italia nella ricerca” mondiale, così nel testo messo in rete da “La Sapienza”. I contributi che arriveranno nelle università saranno investiti per migliorare i laboratori, la ricerca stessa, la didattica, ma soprattutto per “favorire la creazione di opportunità di lavoro per i giovani”.
Numerosi sono stati dunque gli inviti, sia con lettere dei Rettori come a Teramo, sia da parte delle istituzioni stesse come l’appello dell’università di Firenze, e quindi “non disperdiamo il cinque per mille delle nostre imposte” come ha suggerito con un accorato appello l’Ordine dei Dottori Commercialisti della Bat.

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