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10 aprile 2006

“La Sapienza”: Un aiuto per i ricercatori

Finalmente, grazie forse anche all’importante reportage di Riccardo Iacona, che ha avuto il titolo “Viva la ricerca”, si inizia a discutere di come
Finalmente, grazie forse anche all’importante reportage di Riccardo Iacona, che ha avuto il titolo “Viva la ricerca”, si inizia a discutere di come si possa risolvere la questione italiana della ricerca scientifica, e in generale. La ricerca per un Paese è tutto, la cura della educazione delle persone è altrettanto importante. Ed è per questo, ma soprattutto per iniziare a frenare quella che resta una piaga aperta dell’Italia, la cosiddetta fuga dei cervelli, che è sorto un nuovo motore di ricerca, ciò affinché i vari istituti italiani che portano avanti ricerche, e chi distribuisce i fondi per questo settore siano sempre più legati e collaborino sempre al meglio. L’università di Roma “La Sapienza” è l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano, assieme alla Società Italiana di Farmacologia stanno insieme portando avanti il progetto B-Link, che è il primo database della ricerca biomedica preclinica. Un corposo numero di dati, per raccogliere tutte le informazioni finora a disposizione sulla ricerca e chi ne porta avanti dei progetti. Si è creato così una lista anagrafica di ricercatori, di quello che stanno portando avanti nei loro studi in laboratorio e altro, per territorio. Tutto ciò è sorto dalla dannosa fuga dei cervelli, ma anche da bisogno di monitorare la ricerca italiana con uno sguardo anche a chi la ricerca dovrebbe sovvenzionarla. Il Segretario della Fondazione Schering ha definito in tal modo questa iniziativa “un meccanismo che sarà monitorato da chi deve decidere il destino della ricerca. Le autorità potranno così accorgersi di quante menti italiani sono all’estero”, Sergio Liberatore, presidente della Fondazione Shering, ha sottolineato che “Non esiste in Italia un database in grado di fornire delle indicazioni certe e precise sulla ricerca italiana preclinica. Con B-Link intendiamo fornire un contributo in una delle aree a maggior vocazione di ricerca, il settore biomedica”, tutto per poter chiudere il divario tra ricerca e sviluppo. Nella idea che si va definendo di B-Link verranno anche monitorati i ragazzi o gli studiosi che andranno a portare avanti ricerche e studi all’estero, le loro pubblicazioni, per poter meglio definire il numero delle persone che fuggono dalla situazione precaria italiana per poter svolgere ricerca all’estero, in Nazioni che li ospitano al migliore dei modi. La lista dei ricercatori, ora solo a 300, verrà sicuramente ampliata nei prossimi mesi. L’Italia a tuttora resta una nazione che spende pochissimo per la ricerca, ed è all’ultimo posto in Europa con lo 0,96% del PIL (prodotto interno lordo), per numero di articoli scientifici pubblicati e anche per numero di brevetti. Augusto Palombini, segretario dell’Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani (ADI) ha così definito delle risposte a questo spinoso problema: “Facilitare lo scambio di informazioni è lodevole. Meno sicuro, invece, è quanto possa servire per limitare la fuga dei cervelli”. Non basterà dunque portare avanti B-Link, si dovranno trovare in ambito parlamentare ed istituzionale delle persone che veramente faranno della ricerca il loro punto di forza, con sovvenzioni e monitoraggio e la premiazione di chi veramente vale come ricercatore, di chi pubblica anche a livello nazionale. La situazione della ricerca italiana è sempre stata ed ora più che mai nelle mani di chi governa e di chi sceglie i futuri dottorandi e ricercatori nelle università, speriamo che qualcosa cambi e che la nostra società riesca infine a premiare veramente chi merita di fare ricerca nel migliore dei modi.

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