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7 aprile 2006

L’Italia fa il conto alla rovescia

Pochi giorni alla resa dei conti. Un’Italia dentro e una fuori. Vincitori da una parte e vinti dall’altra. E comunque vada sarà una liberazionePochi giorni alla resa dei conti. Un’Italia dentro e una fuori. Vincitori da una parte e vinti dall’altra. E comunque vada sarà una liberazione. Non dall’attuale governo o da Berlusconi, non è questa la sede per giudizi e opinioni. Ma una liberazione da questa campagna elettorale. Probabilmente più difficile per chi l’ha seguita, che per chi l’ha fatta. Nella mente degli elettori saranno rimaste le proposte dei due schieramenti, o soltanto le offese che si sono scambiati sui giornali e in televisione? La dice lunga il fatto che i confronti fra leader vengono ormai comunemente chiamati “duelli” o parificati a incontri calcistici. Due termini di paragone che in quanto a violenza non hanno nulla da invidiare a nessuno.
Grandi protagonisti della campagna, sono stati i tanto attesi faccia a faccia fra i capi delle due coalizioni, Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Tutte le regole televisive sono state messe da parte, per rispettare quelle più rigorose della par condicio. Niente luci della ribalta, uno studio bianco, senza pubblico e applausi, domande e risposte cronometrate, nessuna interruzione. Soprattutto niente battibecchi sullo stile del Processo di Biscardi. Tutto sotto l’occhio attento di Clemente Mimun prima, e di Bruno Vespa poi. Anche loro costretti in un ruolo, che poco ha a che fare col loro mestiere. Le regole hanno stabilito che i conduttori si limitassero a dare la parola ai due giornalisti in studio e di seguito ai leader, tenere i tempi, interrompere se necessario e concedere dei secondi in più quando l’altro sforava. In altre parole, dovevano trattenersi dall’intervenire, frenare il loro istinto da giornalisti esperti che vogliono accendere la discussione e approfondire i temi, oltre i due minuti e mezzo permessi. Sulla conclusione di questa campagna elettorale pende l’interrogativo se un dibattito, svolto a queste condizioni, possa veramente essere utile. Sono stati conquistati i voti degli indecisi? Vale a dire i voti più agognati, perché fondamentali per fare la differenza?
Il rullo di tamburi continuerà ancora per un paio di giorni. Poi il voto. E lì ogni elettore dovrà fare solo un ultimo e piccolissimo sforzo, appena una crocetta. Niente nomi da scrivere, le liste sono già pronte. Perciò, non fa nulla se si sono perse le forze per stare dietro ai mille comizi, dichiarazioni e interventi televisivi. I nostri politici hanno pensato bene di risparmiarci almeno le energie necessarie a scrivere un nome sulla scheda.

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