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13 aprile 2006

Una pianta su Marte

Il robot plantoide

No, per quel che ne sappiamo, e pare sia tutto vero, su Marte non ci sono piante. Non c’è acqua e, dunque,
Il robot plantoide

No, per quel che ne sappiamo, e pare sia tutto vero, su Marte non ci sono piante. Non c’è acqua e, dunque, nemmeno nutrimento per vegetali, nè per altre forme di vita. Ma se tutto andrà per il verso giusto, presto il pianeta rosso sarà l’austera dimora di un plantoide molto particolare: un robot ispirato ai prinicipi che regolano la vita delle piante. L’idea è del professor Stefano Mancuso, docente della facoltà di agraria dell’università di Firenze, autore di una scoperta incredibile, riguardante proprio il mondo vegetale. Studiando attentamente la flora, e compiendo adeguate analisi, è stato, infatti, notato che gli apici radicali delle piante contengono delle cellule che possono funzionare in modo analogo alle sinapsi del cervello umano: come neurotrasmettitori. Questa particolare composizione permette alle piante la fruizione di funzioni vitali di base, come quelle riguardanti la riproduzione ed il sostentamento vitale, ma anche di funzioni più complesse, come la manifestazione di segnali di allarme legati al pericolo, o a situazioni di emergenza, nonchè di comunicazione con organismi omologhi.
Sicuramente in questo ambito il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale di Firenze, con cui il professor Mancuso collabora, è il primo ad effettuare ricerche nel campo delle neuroscienze applicate alla botanica. Così si delinea la possibilità di creare un organismo robotico con caratteristiche vegetali e grandi capacità di resistenza anche in situazioni estreme, come quelle che si verificano su Marte, pianeta in cui una macchina ispirata alla natura animale non avrebbe molte possibilità di sopravvivenza. Inoltre il costo di questo robottino sarebbe molto minore di quello di altri analoghi,ma ispirati al mondo animale.
Il progetto non prevede che i plantodi debbano spostarsi sul pianeta, ma che, lasciati cadere da una navicella, rimangano fermi e mettano radici con cui esplorare il sottosuolo. Inoltre i robot, dell’altezza di poco più di dieci centimetri, avrebbero delle foglie ricoperte di cellule fotovoltaiche da cui trarre infinita energia solare, dunque vita. Esplorare il pianeta da fermo: questo sarebbe il compito del robot, collegato a tanti altri suoi fratelli sparsi sulla superfice ed in comunicazione tra loro. Comunque pare sia ancora troppo presto per pensare alla prima sperimentazione: ci sono alcuni finanziamenti concessi dall’ESA,ma ancora non bastano.
La ricerca a Firenze procederà in questo campo, esplorando congiuntamente mondo vegetale e mondo della robotica.

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