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5 maggio 2006

Ascanio Celestini: Scemo di guerra all’Università di Tor Vergata

Grande successo per Ascanio Celestini all’Università di Tor Vergata. L’attore romano accolto da una vasta platea di studenti e professori ha meGrande successo per Ascanio Celestini all’Università di Tor Vergata. L’attore romano accolto da una vasta platea di studenti e professori ha messo in scena mercoledì scorso il suo spettacolo più famoso: Scemo di guerra, portato sul palco per la prima volta nel 2004 alla Biennale di Venezia. La sua abilità di narratore ha conquistato tutti gli spettatori, rapiti dalla grande capacità del giovane artista di coinvolgere con le sue parole e i suoi aneddoti.
Scemo di guerra è un puzzle di storie che si intrecciano e si incrociano girando tutte attorno ad una data, il 4 giugno del 1944, giorno della liberazione di Roma da parte degli Americani durante la seconda guerra mondiale. Le storie sono parzialmente ispirate dalle vicende realmente accadute al padre dell’attore e riguardano personaggi più o meno strani e strampalati. C’è un barbiere con le mani belle, un giovanissimo soldato tedesco “diventato adulto e mandato in guerra per decreto del fuhrer” con una voglia enorme sul viso, un ragazzino che porta una carriola piena di patate, un vecchio scemo di guerra che prende a mitragliate chi cerca di rubargli le cipolle, un guardiano di porci che seppellisce vivo un soldato russo per non essere ammazzato dai tedeschi. Veri o inventati che siano, i protagonisti dei racconti di Celestini affascinano. Sono la storia raccontata attraverso la gente comune, attraverso i veri protagonisti del rastrellamento del Quadraro e il bombardamento di San Lorenzo. Rendono facile sentirsi partecipi delle grandi sofferenze e delle piccole gioie che hanno vissuto in prima persona.
Celestini racconta senza sosta per due ore, rallenta e ricomincia a raccontare sempre preciso e attento ad ogni piccolo particolare. Ricuce il suo rapporto con il padre e con la sua città toccando con ironia i cuori e i sentimenti della platea, che si diverte ad ascoltare ma che si trova spesso a sorridere amaro per lo scempio della guerra.

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