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24 maggio 2006

Bocconi: Attrattività delle province italiane: in testa le grandi città

L’Osservatorio di Fondazione Italiana Accenture e Università Bocconi conferma la polarizzazione Nord-Sud ma evidenzia differenze tra aree attigL’Osservatorio di Fondazione Italiana Accenture e Università Bocconi conferma la polarizzazione Nord-Sud ma evidenzia differenze tra aree attigue e individua 11 province superstar
Le grandi città, soprattutto ma non solo del Nord, sono i contesti italiani più attrattivi per gli investitori e gli individui portatori di competenze innovative, secondo i risultati del Secondo rapporto dell’Osservatorio permanente sull’attrattività del Sistema Paese di Fondazione Italiana Accenture e Università Bocconi, presentato questa mattina. Milano, Roma, Torino, Napoli e Bologna, nell’ordine, occupano le prime cinque posizioni della classifica delle province italiane per attrattività di contesto, seguite da due città portuali che forse non meritano l’immagine un po’ appannata di cui godono, come Trieste e Genova.

Dal momento che le decisioni di investimento di un’impresa non si riferiscono a una nazione nel suo complesso, ma a un ambito territoriale specifico, l’Osservatorio, con la responsabilità scientifica di Lanfranco Senn, si è proposto di analizzare nel dettaglio i punti di forza e di debolezza di ogni provincia italiana, fornendo così ai decisori politici una guida specifica per lo sviluppo del proprio territorio.

L’attrattività, definita come la capacità dei diversi ambiti territoriali di attirare, valorizzare e trattenere risorse e competenze chiave, è una precondizione della competitività, perché segnala che un territorio è in grado di promettere per il futuro adeguati compensi agli attori che lo scelgono per insediarvisi.

L’attrattività di contesto, alla quale si riferisce la classifica, è frutto di sei fattori (presenza di un buon tessuto di imprese; popolazione numerosa e giovane; un buon grado di apertura e vitalità imprenditoriale; un buon livello di istruzione della popolazione; ricchezza e consumi elevati; sicurezza), che vengono misurati attraverso 19 variabili più specifiche.

Il rapporto conferma una forte polarizzazione tra Nord e Sud, con sole cinque province meridionali tra le prime 30, ma mette in evidenza anche differenze inattese tra alcune province contigue (Alessandria 49^, Cuneo 62^, Asti 78^, per esempio), a dimostrazione dell’utilità della scomposizione.

“Più che la classifica dovrebbero interessare le variabili che la determinano”, sostiene Paola Dubini, curatrice del Rapporto. “Mentre le prime e le ultime posizioni rimangono, infatti, sostanzialmente le stesse anche sottraendo alcune delle 19 variabili, la posizione di alcune province a metà classifica dipende moltissimo da aspetti particolari, che i decisori devono tenere in attenta considerazione”.

Catania, per esempio, deve una lusinghiera 23^ posizione quasi esclusivamente alla capacità innovativa dei settori hi-tech. Se si elimina questa variabile dal calcolo dell’attrattività, perde 14 posizioni.

Al contrario, la posizione di Udine è appesantita dalla scarsa dinamicità occupazionale e imprenditoriale.

Una presenza relativamente scarsa di popolazione giovane rischia di penalizzare, nel medio e lungo periodo, province dal profilo interessante per gli investitori, come Ferrara, Massa, Grosseto, Siena, Parma e Bologna.

L’analisi è completata dall’individuazione delle cosiddette imprese di riferimento, ovvero le imprese che, in ambito locale e nazionale, si sono distinte per livelli di crescita del fatturato, del valore aggiunto e del numero degli addetti e che si candidano, perciò, a fare da traino al resto dell’economia. La presenza di tali imprese testimonia della capacità di alcuni ambiti territoriali di tradurre in reale attrazione l’attrattività di contesto.

Incrociando le due dimensioni si giunge a un elenco di 11 province superstar, comprese nelle prime 20 sia per attrattività di contesto, sia per presenza di imprese di riferimento: Milano, Roma, Torino, Napoli, Bologna, Genova, Verona, Venezia, Ancona, Firenze e Modena. “Sono questi”, suggerisce Dubini, “i territori su cui vale la pena di progettare campagne di conoscenza all’estero, facendo magari leva sulla popolarità di alcune di esse, come Venezia e Firenze, dal punto di vista turistico, ma non ancora come province attrattive per l’attività imprenditoriale”.

“La Fondazione Italiana Accenture”, commenta il vice presidente Roberto Romanin Jacur, “si propone di realizzare concretamente progetti utili per lo sviluppo del Paese. In questa ottica, l’Osservatorio vuole fornire ai policy maker e agli operatori economici una serie di elementi che possano supportarli efficacemente nelle loro scelte strategiche. Avere un quadro preciso dei punti di forza e di debolezza del Paese articolati secondo diversi parametri consente infatti di operare scelte che, facendo leva sugli elementi di attrazione, aiutano ad accrescere la competitività della singola azienda/istituzione e del Sistema Paese nel suo complesso”.

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