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2 maggio 2006

Dialogo con l’Islam

Quanto è importante il dialogo con culture diverse, con popoli lontani e con lingue spesso fraintese nei significati più profondi? Pos
Quanto è importante il dialogo con culture diverse, con popoli lontani e con lingue spesso fraintese nei significati più profondi? Possiamo rendercene conto riflettendo sulle “raccomandazioni” che gli esperti del Consiglio Ue (Unione Europea) stanno mettendo a punto per incentivare una visione dell’Islam, a partire proprio dalla lingua, al di là dei tanti pregiudizi e luoghi comuni tipici del nostro modo di vedere le “cose d’Oriente”. “Islam, linguaggio e relazioni internazionali” s’intitola questo vademecum lessicale che sarà presentato ai 25 Capi di Stato e di governo europei il prossimo giugno: non a caso, già nel dicembre scorso, il Consiglio Europeo aveva sottolineato nel documento finale sul terrorismo la “necessità di usare un linguaggio appropriato” nei confronti del mondo islamico. Così, nelle comunicazioni diplomatiche, nelle dichiarazioni pubbliche e nelle interviste a tv e giornali, anche se le “raccomandazioni” del Consiglio non avranno alcun valore legale e quindi vincolante, ogni politico dovrà impegnarsi ad esprimersi in maniera corretta. Qualche esempio? Bisognerebbe pensarci due volte prima di parlare di “terrorismo islamico”, dal momento che i terroristi si appellano illegittimamente all’Islam. Sarebbe già un importante passo in avanti verso una comune visione del problema in questione. Indispensabile, tra l’altro, non confondere gli aggettivi “fondamentalista” e “islamico” come sinonimi di “estremista” se non proprio “terrorista”: un fondamentalista, pur aderendo a un’interpretazione religiosa ortodossa, non è mica detto che si trasformi in un “uomo bomba”! Per non parlare dell’inflazionato termine “Jihad”, simbolo per noi occidentali di una presunta “guerra santa”, significato per loro musulmani di uno “sforzo”, di una “guerra morale” con se stessi, per migliorarsi, per avvicinarsi alla perfezione del Profeta. Insomma, con le parole non si scherza! E l’Unione Europea, cha ha organizzato a Bruxelles un convegno di tre giorni sull’Islam, conclusosi con un dibattito tra il presidente dei Verdi Daniel Cohn-Bendit e Tariq Ramadan (nipote del fondatore del movimento integralista dei Fratelli Musulmani Hasan al-Banna), sembra essersene accorta.

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