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4 maggio 2006

Genova: Laurea honoris causa per Joseph Stiglitz

Ieri mattina presso l’Aula Magna, dell’Università, in via Balbi 5 è stata conferita la laurea honoris causa in sicenze internazionali e Ieri mattina presso l’Aula Magna, dell’Università, in via Balbi 5 è stata conferita la laurea honoris causa in sicenze internazionali e diplomatiche all’economista staunitense Joseph Stiglitz, con la seguente motivazione: “Per l’alto contributo di ricerca fornito dallo stesso in merito alla conoscenza dei fenomeni della globalizzazione, in particolare dei rapporti tra i Paesi avanzati ed i Paesi in via di sviluppo”.
L’economista nordamericano, docente alla Graduate School of Arts and Sciences (Department of Economics) presso la Columbia University (New York), nel 2001 è stato anche insignito, insieme a George A. Akerlof e a Michael Spence, del premio Nobel per l’economia, grazie al suo contributo scientifico più famoso, quello sullo screening, una tecnica usata da un agente economico che voglia acquisire informazioni – altrimenti private – da un altro.
Stiglitz ha collaborato alla creazione di una nuova branca dell’economia: “l’economia dell’informazione”. Questa branca analizza le conseguenze delle “asimmetrie informative”, ossia di situazioni in cui l’informazione non è condivisa integralmente tra gli individui, ma una parte di essi ha maggiori informazioni rispetto agli altri, e può trarne un vantaggio.
È universalmente riconosciuto come uno dei massimi esperti di formazione economica grazie agli influenti contributi forniti nei campi della macroeconomia e microeconomia, dell’economia monetaria e della finanza.
Ha rivestito ruoli molto importanti nella politica economica internazionale, lavorando nell’amministrazione Clinton dal 1995 al 1997 e come vicepresidente della Banca Mondiale dal 1997 al 2000.
Tra le sue opere è doveroso citare il saggio “La globalizzazione e i suoi oppositori” (2001), tradotta in ben 35 lingue, e venduta in più di un milone di copie in tutto il mondo. In questo studio, l’economista statuinetense, analizza gli errori e le criticità delle istituzioni economiche internazionali – e in particolare del Fondo Monetario Internazionale – nella gestione delle crisi finanziarie che si sono susseguite negli anni novanta, dalla Russia ai paesi del sud est asiatico all’Argentina. Viene illustrato come la risposta del FMI a queste situazioni di crisi sia stata sempre la stessa, basandosi sulla riduzione delle spese dello Stato, una politica monetaria deflazionista e l’apertura dei mercati locali. Tali scelte politiche venivano di fatto imposte ai paesi in crisi ma non rispondevano alle esigenze delle singole economie, e si rivelavano inefficaci o addirittura di ostacolo per il superamento delle crisi. Sitglitz afferma che il Fondo Monetario Internazionale, perseguendo il cosiddetto “Washington consensus”, non protegge le economie più deboli né garantisce la stabilità del sistema economico globale, ma fa in realtà gli interessi del suo “maggiore azionista”, gli Stati Uniti, a discapito di quelli delle nazioni più povere. Le argomentazioni di Stiglitz sono particolarmente degne di attenzione perché provengono da un economista inserito nelle istituzioni finanziarie internazionali, e contribuiscono a spiegare perché la globalizzazione ha generato l’opposizione dei movimenti sociali che hanno organizzato le proteste di Seattle e Genova.

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