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30 maggio 2006

Gli Eagles a Roma

Forse è la prima ed ultima volta che mettono piede a Roma, e allora come fai a perderteli?
Sono una delle anime degli anni ’70, anche se l

Forse è la prima ed ultima volta che mettono piede a Roma, e allora come fai a perderteli?
Sono una delle anime degli anni ’70, anche se li hanno accusati di voler solo fare soldi con questo tour che forse sarà l’ultimo, l’anima del country-rock e dell’epopea del west, della california come terra promessa.
Se ne possono dire molte su di loro e sul concerto che hanno tenuto al Palalottomatica di Roma, ma la verità è che hanno riempito il palazzetto di gente di tutte le età e di tutte le nazionalità.
Quelli che non erano nati quando cantavano “Take it easy”, quelli che si sono commossi sulle note di “Desperado”. C’eravamo tutti. Per i minori di quarant’anni è stata una grande esperienza: emozionante, coinvolgente, per nulla malinconica. Questo è un dato di fatto. E chi ha avuto la fortuna di ascoltarli quando erano solo dei giovani di belle speranze non può negarci l’emozione di aver sentito la storia dal vivo.
Tre ore in cui hanno fatto tutti i pezzi storici e anche di più. Tre ore che volano via sulle note delle canzoni che parlano di deserti, di ubriaconi, del sogno americano. Sarà retorica ma emoziona e affascina.
Il problema con le icone di un epoca passata è che c’è sempre qualcuno che dice: “non sono più quelli di una volta cosa li vai a vedere a fare?”. Ecco io vorrei rivendicare il diritto di vedere artisti di epoche precedenti alla mia nascita. Vedere gli eagles è stata un esperienza unica, ascoltare pezzi storici degli anni ’70 che non ho avuta la fortuna di vivere, dalla viva voce (peraltro ancora perfetta) dei protagonisti di quegli anni è una testimonianza storica che non ha eguali.
Questo gruppo di vecchi ragazzi ha trasmesso una grande positività perchè si divertivano come trent’anni fa sul palco senza rimpianti e senza malinconia. Se poi il loro unico scopo è fare un sacco di soldi con questo tour, beh lo nascondono molto bene.
Ci hanno trascinato in quel luogo incantato che è il loro “hotel california”, e lo hanno fatto con la forza e la simpatia di chi si diverte a fare musica da tanti anni senza tanti discorsi ma solo con tanta passione e tanto sano country-rock.

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