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8 maggio 2006

Gli uomini preferiscono le bionde

Di che cosa parliamo quando parliamo di musical?
Di cose necessariamente frivole, leggere, inutili? Sì, anche, dipende.
Non certo
Di che cosa parliamo quando parliamo di musical?
Di cose necessariamente frivole, leggere, inutili? Sì, anche, dipende.
Non certo nel caso di “Cantando sotto la pioggia”, tanto per citare un capolavoro di ironia sul mondo del cinema. E nemmeno nel caso di “Gli uomini preferiscono le bionde” (1953), altro capolavoro, e trionfo della bellezza di Marilyn Monroe, in piccante compagnia qui della bruna Jane Russell. Howard Hawks, uno dei grandi di Hollywood, maestro di tutti i generi, dal western alla commedia, con questo film, tratto da un romanzo di Anita Loos, poi diventato una pièce teatrale, sceneggiato da Charles Lederer, parla di sesso e di denaro.
Ne parla con grazia, con apparente leggerezza e con serietà. Nessuno, sotto la superficie del gioco, potrà illudersi che la bella morbida bionda Lorelei Lee ( M. Monroe, appunto) sia attratta veramente dal figlio tonterellone di un miliardario: è chiaro che si tratta di un interesse d’interesse!(denaro).
E nessuno, vedendo il numero di Jane Russell in piscina assieme ad una banda si super palestrati, potrà pensare che la ragazza non sia attratta dalle tentazioni della carne.(sesso).
Ma il gioco del desiderio e del denaro è condotto con eleganza sopraffina e con ironia magistrale, e dà origine a una delle commedie più deliziose che Hollywood abbia creato.
Più che un musical, infatti, “Gli uomini preferiscono le bionde” è una commedia con musiche. Incantevoli. Da Diamond’s are a girl’s best friends a Bye-bye Baby passando per Two little girls from Little Rock è un trionfo del gioco sottotono, del sorriso, dell’eleganza, e una volta di più ci si stupisce per la bravura di Marilyn Monroe e il controllo che esercita su una voce sottile ma seducente, sempre consapevole del gioco ironico di cui è parte determinante.

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