• Google+
  • Commenta
8 maggio 2006

I capolavori della storia del rock duro 1: Iron Maiden – “Killers” (1981)

A beneficio di coloro tra i nostri lettori che fossero curiosi di conoscere in maniera più approfondita il variegato mondo della musica Hard anA beneficio di coloro tra i nostri lettori che fossero curiosi di conoscere in maniera più approfondita il variegato mondo della musica Hard and Heavy, con tutto il suo folto sottobosco di generi e sottogeneri, inauguriamo con questa prima puntata una serie di articoli volti ad illustrare quelli che consideriamo essere alcuni tra gli album più significativi che questo tipo di musica ha partorito nel corso degli anni.
Se si parla di pietre miliari del rock duro e di gruppi che ne hanno scritto la storia in maniera indelebile, non si può non fare un doveroso accenno agli inglesi Iron Maiden, con ogni probabilità il gruppo Heavy metal più conosciuto e amato del mondo.
La band è stata formata dal bassista Steve Harris nell’ormai lontanissimo 1975. Il nome deriva da uno strumento di tortura medievale consistente in una specie di sarcofago con degli spuntoni acuminati posizionati al suo interno, conosciuto anche come “Vergine di Norimberga”.
Nel 1980, gli Iron Maiden, nella loro prima formazione stabile (Paul Di Anno alla voce, Harris al basso, Dave Murray e Dennis Stratton alle chitarre, Clive Burr alla batteria), realizzarono il loro omonimo full lenght di debutto, che subito li pose ai massimi vertici della nascente New Wave Of British Heavy Metal.
L’album d’esordio ottenne un buon successo commerciale e mise in mostra una miscela sonora che andava oltre il Punk Rock allora imperante, ripescando la lezione dei grandi numi tutelari dell’Hard Rock degli anni ’60-’70 (Led Zeppelin, Deep Purple, Black Sabbath e Rainbow su tutti) e aggiornandola con l’utilizzo di suoni più taglienti e velocità ritmiche più sostenute.
Fu con questo Killers, però, che il gruppo di Harris spiccò definitivamente il volo verso le zone alte delle charts musicali di mezzo mondo.
Forti di una produzione, affidata al rinomato Martin Birch, infinitamente superiore rispetto a quella del primo album e grazie anche al decisivo apporto del nuovo entrato Adrian Smith al posto di Stratton, gli Iron Maiden realizzarono un vero capolavoro, sicuramente l’album migliore della breve era contraddistinta dalla presenza di Di Anno come cantante.
Proprio Di Anno, insieme al grande batterista Clive Burr, si rivela il grande protagonista di questo disco, dimostrandosi perfettamente a suo agio sia nelle parti più aggressive (magistrale, in questo senso, la sua interpretazione delle canzoni Killers, Murders in the Rue Morgue e Purgatory) che in quelle maggiormente soft (Prodigal Son e Innocent Exile).
Le chitarre di Murray e Smith si lanciano in cavalcate metalliche efficacissime frammiste a splendidi assoli , in un perfetto mix di potenza e melodia. Il basso di Harris è sempre molto presente (si tratta di una caratteristica che negli anni a seguire diventerà un vero e proprio marchio di fabbrica della band albionica) e forma un’ottima coppia ritmica con il funambolico drummer Clive Burr, che riempie ogni singolo brano con virtuosismi e cambi di tempo di ogni sorta.
I pezzi sono tutti nettamente al di sopra della media, ma dovendo scegliere qualche canzone particolarmente ben riuscita, non possiamo non segnalarvi Murders in the Rue Morgue, il cui testo cita in maniera impeccabile l’omonimo racconto capolavoro di Edgar Alla Poe; Purgatory, che con le sue ritmiche velocissime e ultramelodiche anticipa clamorosamente lo Speed Metal che poi sarà destinato a fare furore in Europa verso la fine degli anni ’80, e il singolo Wrathchild, in cui Harris si dimostra un vero maestro nel suonare il suo basso.
Killers è anche l’ultimo album di Paul Di Anno come cantante degli Iron Maiden. Di lì a poco, i continui eccessi con l’alcool e le droghe del vocalist indurranno Steve Harris (il padre-padrone dei Maiden) ad allontanarlo dal gruppo, per ingaggiare al suo posto quell’icona dell’Heavy Metal che risponde al nome di Bruce Dickinson.
Grazie alla Air Raid Siren (la sirena dell’allarme aereo: nomignolo affibbiato a Dickinson a causa dei suoi poderosi acuti), gli Iron Maiden nel corso di tutti gli anni ’80 hanno avuto la possibilità di realizzare altri ottimi album. Ma di tutti questi soltanto Seventh Son of a Seventh Son, del 1988, è riuscito a nostro parere a bissare la qualità eccelsa di questo Killers.
Questo album è un ascolto obbligato per chiunque voglia farsi un’idea di ciò che era il grande metallo inglese dei primi anni ’80.

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy