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9 maggio 2006

Neolaureati sotto il “primo sole” della precarietà

85 minuti per raccontare i sogni e gli incubi dei neolaureati d’Italia. I sogni costruiti negli anni dell’università, che spesso finiscono insi85 minuti per raccontare i sogni e gli incubi dei neolaureati d’Italia. I sogni costruiti negli anni dell’università, che spesso finiscono insieme ai festeggiamenti della laurea. Gli incubi di un precariato che minaccia di accompagnare i giovani dottori per gli anni a venire. L’entusiasmo
di chi ha voglia di fare e la delusione di chi si ritrova con le mani in mano. C’è tutto questo nella pellicola “Il primo sole”, ideata da due ex studenti di Perugia, Giacomo Maria Pilia e Carmen Nardi, e realizzata con l’aiuto del loro relatore e regista, Carlo Bolli.
L’occasione per parlare del limbo di tutti i laureati, è data da una festa di capodanno. Giorno di bilanci e di propositi, in cui si fanno i conti con l’anno appena passato e ci si confronta sulle prospettive del nuovo. Il variegato mondo dei precari all’italiana è racchiuso in questa commedia, in cui i toni ironici vogliono sdrammatizzare una situazione con poche rose e fiori.
C’è la ragazza partita all’estero per fare fortuna con una borsa di studio, il ragazzo che arrotonda facendo il parcheggiatore e quello che si conforta con le disgrazie altrui. Altri si consolano diventando utile mano d’opera per i call center.
“Il primo sole” è stato girato in tre settimane di intenso lavoro, le interpretazioni non sono di grandi attori ma di giovani studenti, che mettono in scena la loro personale esperienza.
In questo momento il film è in fase di montaggio e in attesa di produttori che ne permettano l’uscita nelle sale.
Questa fotografia di una moderna “terra di nessuno”, così come l’hanno definita i suoi autori, ha un obiettivo e una speranza. L’ obiettivo è raccontare in che modo i laureati di oggi vivono lo spauracchio del precariato, con un tutte le sue implicazioni psicologiche. La speranza è che questa pellicola venga vista e compresa, non solo da chi ne condivide i dubbi e gli sfoghi, ma anche da chi può realmente far cambiare le carte in tavola e ridare fiducia ai giovani che lasciano orgogliosi gli atenei.

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