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23 maggio 2006

Portale Europeo per la mobilità dei Ricercatori

Ci ha pensato la Commissione Europea a dare una mano ai tanti ricercatori universitari in cerca di un posto al sole, che non sia solo quello di ca

Ci ha pensato la Commissione Europea a dare una mano ai tanti ricercatori universitari in cerca di un posto al sole, che non sia solo quello di casa propria. Stiamo parlando del Portale europeo per la mobilità dei ricercatori (http://europa.eu.int/eracareers), lanciato nel luglio 2003 e volto a “favorire la mobilità dei ricercatori in Europa”, come ha dichiarato dalle pagine web di Almalaurea.it Stefania Bettini, impegnata alla Direzione generale Ricerca della Commissione Europea. Il tutto ebbe inizio nel gennaio 2000, quando l’Ue fece sua l’idea di uno Spazio europeo della ricerca: fu così che il Consiglio dei capi di Stato e di governo dei Paesi membri avallò il progetto, tra il 23 e 24 marzo 2000 a Lisbona, “stabilendo le misure necessarie per rimuovere entro il 2002 gli ostacoli alla mobilità dei ricercatori in Europa nonché per attirare e far rimanere i ricercatori di talento”, ha sottolineato la Bettini. Lo studio condotto a livello europeo ha rivelato che tra le maggiori difficoltà per i ricercatori ci sono ostacoli alla mobilità transnazionale di ordine giuridico e amministrativo, ostacoli sociali e culturali, ostacoli alla mobilità tra accademia e industria e tra settore pubblico e privato. Anche per questo il Portale si offre come utile strumento di mediazione tra domanda e offerta nell’ostico mercato della ricerca: ecco dunque la possibilità di avere informazioni su borse di studio, finanziamenti o su offerte di lavoro. “Abbiamo già accordi con il Cile e il Canada, ai cui portali siamo connessi, la Nuova Zelanda sta mettendo a punto il suo portale, e ci sono contatti con l’Australia e il Sud Africa. E’ un filo rosso che vogliamo costruire non solo per trattenere i ricercatori in Europa, ma per attrarre ricercatori dal resto del mondo”, ha affermato Stefania Bettini; “Il Portale europeo, inoltre, è completato dai portali nazionali per la mobilità del ricercatore che, allo stato attuale, sono trenta. Anche l’Italia ha il suo”.

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