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29 maggio 2006

Unimore: proteine e malattie degenerative

All’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia si approfondirà il ruolo delle alterazioni nella struttura tridimensionale delle prAll’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia si approfondirà il ruolo delle alterazioni nella struttura tridimensionale delle proteine in relazione ad alcune tra le più diffuse patologie presenti in Regione Emilia Romagna. Il primo incontro a Modena lunedì 29 maggio 2006 con un intervento affidato al prof. Luigi Francesco Agnati del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Ateneo.

L’alterazione nella struttura tridimensionale delle proteine è all’origine di alcune delle più note patologie: l’Alzheimer, il morbo di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica, il diabete del secondo tipo, l’amiloidosi sistemica, amiloidosi da emodialisi, il 50% dei tumori, rientrano tra i 25 casi più diffusi dovuti proprio a queste modificazioni.

Si tratta di dati impressionanti, che segnalano l’allarme sociale per le sue conseguenze, deducibili peraltro dai registri della Sanità Regionale, ai quali l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia dedicherà molta attenzione allo scopo di comprendere le nuove frontiere e prospettive della ricerca nell’ambito delle Neuroscienze.

Con questa finalità il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Ateneo organizza a partire da lunedì 29 maggio 2006 alle ore 17.45 una serie di “Incontri di Neuroscienze”, che saranno aperti al pubblico, ospitati presso l’Auditorium “Giorgio Fini” (via Bellinzona 27/a) a Modena.

Nel primo appuntamento, il prof. Luigi Francesco Agnati del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia affronterà il tema de “Le Malattie degenerative da alterazione della forma delle proteine: un inesauribile vaso di Pandora”. L’incontro sarà introdotto dal saluto del delegato del Rettore prof. Ferdinando Taddei.

Nella realtà modenese sono presenti competenze ed interessi multidisciplinari nell’ambito delle Neuroscienze, che negli ultimi anni hanno registrato uno straordinario sviluppo grazie all’introduzione ed al perfezionamento di diverse tecniche di esplorazione funzionale del sistema nervoso, dalla biologia molecolare alle neuroimmagini funzionali, ed alla fortissima collaborazione interdisciplinare fra clinici e studiosi di diverse discipline.

“Le ricerche in questo campo – spiega il prof. Carlo Adolfo Porro del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – sono importanti per due aspetti: da un lato stanno gettando nuova luce sui meccanismi cerebrali alla base dei processi percettivi emotori e delle più complesse attività mentali, dall’altro possono contribuire alla prevenzione, diagnosi e terapia di patologie quali il dolore cronico, l’epilessia, le demenze, i disordini del movimento e del linguaggio che, in Italia come in tutto il mondo, costituiscono un gravissimo problema sanitario e sociale”.

Le proteine, quali gli anticorpi, i fattori di coagulazione del sangue e gli ormoni, svolgono compiti di fondamentale importanza nell’organismo: catalizzano reazioni biochimiche, trasmettono informazioni, formano strutture di supporto strutturale alle cellule ed ai tessuti.

“La ricerca Biomedica – afferma il prof. Luigi Francesco Agnati del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – ha fatto negli ultimi 10-15 una scoperta sorprendente: alcune proteine sono capaci di riprodursi ed agire come agenti infettivi in un organismo ospite. Questo dato è stato drammaticamente dimostrato dalla dove una proteina a struttura tridimensionale alterata è in grado di modificare la struttura tridimensionale di molecole proteiche simili, innescando un processo a catena dagli effetti letali”.

Questa scoperta da un lato apre l’indagine su insospettati meccanismi patogenetici dall’altro pone sotto angolatura nuova il problema della definizione di “essere vivente” limitando l’importanza della capacità di replicarsi che sinora era ritenuta non l’unica, ma certamente la basilare, caratteristica del vivente.

“Si sono individuate – continua il prof . Luigi Francesco Agnati – 25 diverse patologie da alterazione nella struttura tridimensionale delle proteine che vanno da malattie del sistema nervoso centrale ad esempio la malattia di Alzheimer, il morbo di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica, a malattie sistemiche come la amiloidosi sistemica diffusa, amiloidosi da emodialisi, a tumori del colon o della tiroide. Le prospettive terapeutiche sono per il momento limitate, ma dal chiarimento del meccanismo patogenetico, ovvero l’alterazione nella struttura tridimensionale di una data proteina, si può procedere alla ricerca degli interventi più opportuni a limitare i fattori di rischio come ad esempio inquinanti ambientali”.

Nel corso della conferenza, come ultimo aspetto, saranno discusse le possibili terapie capaci di potenziare i meccanismi biochimici di controllo della struttura tridimensionale delle proteine.

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