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15 maggio 2006

Vivere a “basso costo”

Un abito sensazionale ed unico? Ricorri al vintage. La voglia di andare lontano? Salta su un volo low cost. La spesa al triscount, per i giornali il Un abito sensazionale ed unico? Ricorri al vintage. La voglia di andare lontano? Salta su un volo low cost. La spesa al triscount, per i giornali il free pass, e poi l’outlet, se proprio ti piace la griffe. Chi ha tra i diciotto e i trentacinque anni sa bene di far parte di quella che è stata ribattezzata “la generazione low cost”. I nuovi loghi oggigiorno sono Ikea, Ryanair, Google, Zara, Wal-Mart.
Venti anni oggi, ex viziati figli del benessere. Strateghi del tira a campare. Un fenomeno diffuso in tutta Europa, ma in Italia, complice la storica arte di arrangiarsi, sembra aver attecchito più che altrove. L’altra faccia del precariato è una vita fatta di acrobazie quotidiane dove le energie, un tempo impiegate nel lavoro, si aguzzano nell’escogitare il modo per farcela, giorno dopo giorno, per sopravvivere con mille euro al mese ( se tutto va bene).
Addirittura sull’argomento si profilano nuove teorie economiche. Lo dimostra il testo “La fine del ceto medio e la nascita della società low cost”, edito da Einaudi; gli autori sono M. Gaggi, giornalista del Corriere della Sera, e E. Narduzzi, amministratore unico di Laziomatica. Essi guardano al fenomeno sociale della vita low cost come ad una nuova era economica, nella quale il bastone del comando passa dai produttori ai consumatori.
Consumare tanto ma possibilmente gratis. Questo è il nuovo Credo.
Sarà che statistiche e sondaggi parlano chiaro: l’ultima indagine di Almalaurea attesta che, ad un anno dalla fine dell’Università, la quota dei laureati con un contratto di lavoro è scesa, dal 2001 ad oggi, dal 46% al 39%. Sempre più precari, mentre anche la “paghetta” cade nell’oblio tra genitori e nonni, afflitti dal generale caro-vita.
Ed è un’autentica rivoluzione delle abitudini: secondo gli ultimi dati Eurispes, il 70% dei giovani dichiara di aver tagliato le uscite fuori casa. I tre quarti degli intervistati preferiscono alla storica pizza del sabato sera la cena in gruppo a casa di amici. Quanto al cinema, sempre secondo Eurispes, tre su quattro risparmia sul biglietto spartendo con gli amici il costo del noleggio del dvd. La musica? È un vero e proprio bene di lusso e , bando ai cd, si scarica da internet, ancora largamente gratuito nonostante le insidie del filesharing.
Da “la Repubblica” si evince un ulteriore dato: Unicredit – una delle più grandi banche italiane – ha mezzo milione di correntisti sotto i 30 anni. Ma sono solo il 15% dei suoi clienti. Meno del 10% dei clienti Findomestic – la più grossa finanziaria di affitti a rate – è sotto i trenta. Evidentemente nell’universo low cost le banche non ancora hanno trovato la loro giusta collocazione.
Nel frattempo una nuova moda arriva dagli Stati Uniti : Vita in Affitto. Dalle case ai telefonini, passando per le opere d’arte e le auto; tutto ciò che riguarda il vivere quotidiano oggi può essere ormai preso in prestito. Il sistema è semplice ed efficace: si sceglie l’oggetto che interessa, si mette mano al portafogli, lo si usa per un po’ e poi si restituisce.
Qualche esempio? Il sito www.noleggiando.com mette a disposizione dei propri utenti centinaia di prodotti: dalla panca ai megafoni, dagli accessori per palestra al bricolage.
Ma in Italia prestito fa ancora rima con sfarzo. Se siete soci del CircleClub di Milano, la prima associazione che mette in condivisione beni di lusso, pagando una notevole quota di iscrizione, potete cambiare auto ogni mese, dalla Ferrari alla Porsche. Il prestito può riguardare anche case ed opere d’arte. Insomma, evidentemente anche i ricchi noleggiano!

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