Era quindi diventata una sorta di ingombro per la storia che la madre ed il suo nuovo convivente stavano vivendo; convinti che la piccola fosse posseduta dal demonio, era lasciata al freddo, sporca, ferita, senza cibo né acqua, trattata come neanche si tratta un animale. E questo calvario l’ha portata inevitabilmente alla morte, avvenuta il 7 gennaio 2005 mentre veniva trasportata in ambulanza all’ospedale San Paolo di Bari. Eleonora viveva in questa città, nel degradato rione Enzineto, con tre fratellini (due avuti dall’ex marito e una bambina di pochi mesi avuta dal convivente) che di certo – visti gli insegnamenti dei genitori – non dovevano trattare la piccola in un modo tanto diverso da come si usa fare con un pupazzo. Quando era sul passeggino Eleonora veniva legata, costretta a guardare il muro; quando piangeva, cosa che doveva avvenire sovente in una situazione del genere, diventava il bersaglio preferito di oggetti da parte della madre, del convivente e dei fratellini.
La sentenza contro la madre ed il suo convivente, emessa qualche giorno fa dal tribunale di Bari, ha condannato entrambi a trent’anni di carcere. Era stato chiesto l’ergastolo ma, per effetto del rito abbreviato, la pena è stata ridotta. Probabilmente nemmeno la condanna a vita sarebbe stata sufficiente per un reato simile. La cosa importante è che tutti e due scontino la pena, senza se e senza ma: avranno tutto il tempo per meditare sullo scempio che hanno commesso, sperando che vengano tormentati da un rimorso straziante e che ne siano devastati per il resto della loro vita.




















































