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Alla Presa della Costituzione

Redazione Controcampus 15 Giugno 2006

Fra pochi giorni - il 25 e 26 giugno - siamo chiamati a votare sulla Costituzione, ma l'appuntamento sembra avvicinarsi nella distrazione e nella Fra pochi giorni - il 25 e 26 giugno - siamo chiamati a votare sulla Costituzione, ma l'appuntamento sembra avvicinarsi nella distrazione e nella stanchezza politica degli italiani.

Pochi i manifesti sui muri, dove dominano, peraltro, i Sì berlusconiani, grazie anche a una dovizia inesauribile di mezzi; pochi i comizi; deludenti e noiosi i dibattiti e gli spot in tv.
I partiti o, meglio, i “padroni delle liste”, così accaniti durante la campagna elettorale e poi, nell’ultimo mese, rabbiosamente impegnati nella spartizione di poltrone, poltroncine e sedie aggiunte, deleghe “spacchettate” e quant’altro, dedicano queste ore soprattutto a opere di consolazione degli afflitti, alias di quanti, per l’uno o l’altro motivo, si son visti esclusi dalla prima scelta parlamentare o ministeriale per le cariche di sottogoverno.
Il voto del 25-26 viene dopo, quasi si trattasse di un altro referendum sulla caccia.

Si distinguono, per contro, per il loro impegno i valenti giuristi del Comitato “Salviamo la Costituzione”, gli intellettuali del movimento “Libertà e Giustizia” ed alcune personalità politiche consapevoli della posta in gioco, da Oscar Luigi Scalfaro a Piero Fassino. La sottovalutazione viene da lontano, almeno da quando il governo di centro destra presentò il progetto al Parlamento e autorevoli leader della sinistra si premurarono subito di rassicurare quanti si allarmavano affermando che era solo una mossa strumentale di Berlusconi per dare un contentino a Bossi. Quando, invece, le Camere approvarono in seconda e definitiva lettura i soliti Soloni appesero il loro ottimismo alla certezza che, comunque, il referendum popolare avrebbe certamente spazzato via quella sconcezza. Ora, infine, per giustificare tanta accidia politica, sembrano affidarsi al basso profilo con cui la destra affronterebbe, a loro avviso, la campagna referendaria.E con questa “speranziella” si tranquillizzano, senza riflettere che, se la strategia del centrodestra rifugge dalle tematiche costituzionali più impegnative, controverse e di largo impatto, una ragione c’è: far credere agli elettori che si tratta di ridurre il numero dei deputati, eliminare l’inutile doppione perditempo di Camera e Senato, diminuire i costi del parlamentarismo. Tutti slogan fasulli ma di pronta resa, immediata comprensione, scontata popolarità per una opinione pubblica disinformata e abbandonata colpevolmente a se stessa.
Se è vero che la stragrande maggioranza degli studiosi parteggia per il No e pospone a questo l’eventuale nuova riforma, è altrettanto evidente che il messaggio percepito dall’italiano della strada è, nel migliore dei casi, quello di un dibattito di ingegneria istituzionale (dal ruolo del premier a quello del Presidente della Repubblica, dalle sovrapposizioni delle legislazioni concorrenti alla composizione della Consulta, dalle funzioni amministrative dei comuni ai nuovi compiti delle regioni). Tutte cose che non lo appassionano né gli permettono di valutare chiaramente la posta in gioco. In fondo, molti possono dirsi, se la Costituzione è un ingranaggio che non funziona più se la vedano loro come aggiustarla.

Ma non è così. La posta è ben più alta. Riguarda l’Italia, la sua storia, il suo futuro, il tipo di Paese che i cittadini vogliono, l’eguaglianza dei diritti, le garanzie di una democrazia liberale opposta alle dittature delle maggioranze, sia pure di volta in volta alternative, l’unità della Patria.
Butteremo tutto a mare per inseguire i vaneggiamenti leghisti, le pulsioni secessioniste di una infima minoranza tramutate in falso federalismo con la malleveria di Berlusconi e il pusillanime assenso di Fini e Casini? La storia di un paese ha un valore, un’intima coerenza che l’ha animata per generazioni e che non può essere travolta e bistrattata se non a scapito della sua identità profonda.

Non più italiani, torneremmo in un arco di tempo non troppo lungo, a sentirci soprattutto lombardi e siciliani, veneti e pugliesi. I modelli federali esistenti – in primo luogo il tedesco e l’americano – non mettono certamente in gioco l’unità della Nazione. Nella Costituzione germanica, ad esempio, c’è solo l’elenco delle competenze esclusive dello Stato, mentre la facoltà dei laender di legiferare sul resto è temperata dalla possibilità del Parlamento di intervenire quando lo reputa necessario per garantire l’unità giuridica ed economica del Paese o l’eguaglianza dei cittadini. Negli Stati Uniti fin dall’800 la Corte Suprema legifera imponendo la “supremacy clause”, la clausola di supremazia che supera ogni istanza federale.
La devoluzione leghista che si vorrebbe approvare è tesa, invece, a strappare allo Stato, affidandoli alle Regioni, diritti esclusivi di legislazione. Qui è la miccia dell’esplosione dell’unità nazionale. Si dice che la minaccia riguarderebbe solo tre settori: la sanità, la scuola e la polizia regionale. Inutile dilungarsi qui su cose già dette: avremmo, malgrado risibili clausole di salvaguardia, venti sistemi sanitari diseguali, venti sistemi scolastici con svariate ore di materie “locali”, dal dialetto alle costumanze folcloristiche, venti polizie regionali da affiancare ai troppi corpi già esistenti. Ma, oltre a ciò, la costituzione berlusconian-leghista affida alla competenza esclusiva della legislazione regionale tutte quelle materie che non siano espressamente riservate allo Stato. Questo si vedrebbe, quindi, sottratte l’agricoltura, il turismo, il commercio, l’artigianato, quasi tutta l’industria, salvo l’energia. Non ci sarebbe spazio per quasi nessuna politica nazionale, dalla promozione del territorio alla rappresentanza degli interessi italiani in sede europea e internazionale. Tanto varrebbe seguire l’esempio balcanico che in poco tempo ha variegato la carta geografica con la riemersione di Serbia, Bosnia, Montenegro, Slovenia, Sangiaccato, Macedonia, Kosovo e via continuando.
Sotto un profilo più generale la Carta del 1947 risulterebbe praticamente semicancellata con 53 articoli annullati o riscritti e la prima parte, apparentemente salva ma sostanzialmente insidiata. Sul vulnus parziale della modifica del titolo V, improvvidamente inferto nel 2001 dal centrosinistra, si è così innestato un ben più corposo e dirompente tsunami. Quel che è peggio sta passando nella mentalità corrente l’idea che la costituzione sia una legge come tutte le altre, sì che ogni maggioranza, vieppiù in un sistema di alternanza, può, di volta in volta, scomporla e ricomporla a seconda delle sue specifiche aspirazioni, convenienze tattiche, contingenze impreviste. Qui sta, appunto, il significato fondamentale della Costituzione oggi in pericolo: una tavola, elaborata in una stagione di alta temperie delle forze politiche, che dai cattolici ai comunisti, dai liberali ai socialisti seppero definire valori e principi capaci assicurare la convivenza civile degli italiani in anni, dal ’47 ad oggi, attraversati da un epocale scontro di civiltà, da guerre, da lotte sociali e politiche asperrime, da sconvolgimenti economici e sociali profondissimi, senza che mai venissero meno le garanzie di democrazia e di libertà, la correttezza istituzionale, le possibilità di introdurre nuovi diritti prima inediti (dalla salute al divorzio, dal codice di famiglia all’aborto). Quel quadro costituzionale ha retto a tutte le prove e va nella sua sostanza strenuamente difeso. Se qualche inceppo funzionale si è rivelato col tempo nulla impedisce che si introducano modifiche di razionalizzazione opportunamente concordate. Soprattutto va tenuto presente che le falle di governabilità che devastano la vita politica italiana non dipendono da arretratezze costituzionali ma dalla dissennatezza di una legge elettorale che esula per la sua stesura dai dettami della Carta.

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Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto