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9 giugno 2006

L’Italia ai Mondiali: tra infortuni e polemiche

Il recente infortunio occorso al centrocampista Gennaro Gattuso si unisce a quelli già patiti da Zambrotta e Nesta, concorrendo a rendere a

Il recente infortunio occorso al centrocampista Gennaro Gattuso si unisce a quelli già patiti da Zambrotta e Nesta, concorrendo a rendere ancora più in salita il percorso di avvicinamento degli azzurri agli ormai imminenti Mondiali di calcio.
La Nazionale di Lippi già si ritrova in un girone che, se paragonato a quelli delle altre big, può essere definito decisamente impegnativo. Al di là della forte Repubblica Ceca (la seconda squadra al mondo nel ranking ufficiale della Fifa, subito dopo il Brasile. Ricordiamo che l’Italia è soltanto tredicesima), dovremo vedercela con due squadre giovani, e quindi atleticamente temibili, come gli Stati Uniti (anche loro messi meglio di noi nel ranking) e il Ghana.
A queste difficoltà oggettive si sommano i problemi relativi al brutto ambiente che gli Azzurri hanno lasciato a casa. L’affaire delle intercettazioni telefoniche ha tolto il velo di ipocrisia che per anni ha coperto un certo modo illegale di gestire quella macchina da soldi che il gioco del calcio si è ridotto ad essere in Italia. La trasformazione di alcune squadre di calcio in società per azioni – quindi costrette ad aumentare il valore dei propri titoli ottenendo successi a tutti i costi, pena la rivolta degli investitori – ha definitivamente trasformato il calcio in un business, del tutto avulso da qualsiasi briciolo di etica sportiva.
In questa giungla, i Moggi, i Girando e gli altri personaggi di tale fatta hanno potuto imporre il proprio sistema di condizionamenti e favori incrociati, sfruttando un clima di diffusa omertà che ancora oggi, nonostante i pressanti interrogatori della magistratura, sembra voler persistere.
Alcuni giocatori che sono partiti per la Germania hanno avuto a che fare con situazioni poco chiare. Il portiere Buffon si è trovato invischiato nello scandalo delle scommesse clandestine e non si capisce ancora se sia riuscito a chiarire o meno la propria posizione. Fabio Cannavaro, Luca Blasi e altri calciatori hanno dovuto fare visita alle varie procure, per poter essere interrogati. Lo stesso allenatore Lippi è stato ascoltato sul caso Gea, la società di procuratori che vedeva trai propri soci suo figlio. L’accusa è nota: si ipotizza che Lippi abbia convocato in Nazionale alcuni giocatori legati alla Gea per farne lievitare il valore di mercato.
A tutto ciò va aggiunta la possibilità che si riaprano le indagini sul doping, sia esso amministrativo che farmacologico.
Pensare che i nostri baldi eroi del pallone possano presentarsi psicologicamente tranquilli al mondiale non è altro che una pia illusione.
Ma non è opinione comune quella secondo cui gli italiani si esaltano nelle difficoltà?

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