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5 giugno 2006

Lo Stadio “Santiago Bernabeu” Di Madrid

«En esta fábrica, en este Estadio, hicimos realidad todos nuestros sueños» disse un giorno Alfredo Di Stefano, leggenda vivente del Real Madrid Fú

«En esta fábrica, en este Estadio, hicimos realidad todos nuestros sueños» disse un giorno Alfredo Di Stefano, leggenda vivente del Real Madrid Fútbol Club, parlando del “tempio del calcio”, lo stadio dei sogni madrileni, che è stato teatro delle vittorie del “club del siglo XX”. Lo Stadio intitolato a “Santiago Bernabeu” nacque nel 1947, succedendo al vecchio Chamartín; ha sofferto tre grandi rimodellazioni: nel 1954, nel 1982 (in occasione del Mondiale vinto dall’Italia) e nel 1992, nell’ambito del programma di ristrutturazione degli impianti sportivi spagnoli che comprese le Olimpiadi di Barcelona. Strutturato su quattro anelli, con le due curve perfettamente complementari, il tutto sorretto da quattro torri poste agli angoli, lo stadio può ospitare circa 85000 spettatori (uno tra i più capienti d’Europa, superato solo dal “Nou Camp” di Barcelona, che suona i 100000), senza piste d’atletica che rovinino la visuale come avviene in Italia
Con l’elezione a Presidente del club nel 2000 dell’imprenditore Florentino Pérez (dimessosi dalla carica pochi mesi fa, le prossime elezioni sono previste a Luglio), è stato avviato un ambizioso progetto di adeguamento e miglioramento dell’impianto, che ha già avuto il suo punto culminante con la costruzione della nuova “coperta” di Padre Damián nell’anno 2003. Oggi lo Stadio “Santiago Bernabeu”, oltre ad essere un monumento luogo di culto per gli sportivi di tutto il mondo, è un vero centro di ozio, dove si possono incontrare ristoranti, café, centri commerciali, banche, il tutto rigorosamente con marchio REAL MADRID F.C.; la sua dimensione di museo prevede anche una visita turistica nella quale è possible percorrere le vie del mito: il tour permette di accedere a posti che si possono solo immaginare, come il palco d’onore, gli spogliatoi (o, meglio, una fedele riproduzione degli spogliatoi, onde preservare la privacy dei calciatori), il tunnel d’ingresso al campo e di là metter piede sul campo dove il Madrid ha compiuto le sue imprese, sedersi sulle panchine, fino all’ultima tappa, la visita della sala dei trofei, dove apprezzare e “toccare” i trofei alzati negli anni da Di Stefano, Boutragueño, Raúl . . .
Insomma, un monumento degno dei migliori della città, degno di ogni apprezzamento architettonico, degno di studi sociologici su come uno sport come il calico possa esser centro d’attrazione per migliaia di spagnoli, che ogni settimana si catapultano in massa per assistere allo spettacolo sportivo che nel suo ventre viene offerto.

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