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5 giugno 2006

Michail Afanasevic Bulgakov: una delle tante illustri vittime della censura stalinista

La grande narrativa europea della prima metà del XX secolo deve molto a questo drammaturgo russo, che è stato anche un fecondo aut

La grande narrativa europea della prima metà del XX secolo deve molto a questo drammaturgo russo, che è stato anche un fecondo autore di testi per il teatro.
Nato a Kiev nel 1891 e compiuti gli studi in medicina, Bulgakov abbandonò ben presto la professione medica per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura.
Tra i suoi primi racconti, improntati ad un atteggiamento fortemente satirico nei confronti della nuova Unione Sovietica dominata dalla figura dispotica di Stalin, dobbiamo ricordare Diavoleide, Le uova fatali e Cuore di cane (tutti del 1925), oltre alla commedia teatrale La casa di Zoja, del 1926.
I primi seri problemi con la censura arrivarono con la pubblicazione dello splendido romanzo La guardia bianca, e dalla sua versione per il teatro, denominata I giorni dei Turbin, nel 1926. La critica letteraria “ortodossa” si scagliò con virulenza contro questa storia, che verte intorno alle vicissitudini dei tre giovani fratelli Turbin durante le fasi che portarono alla Rivoluzione del 1917, e alla guerra civile. Mentre il mondo intorno a loro sembra sempre più sprofondare in un abisso di violenza e odio fratricida, i Turbin, pur provati dalla morte dei genitori, tentano di continuare a vivere secondo le rassicuranti consuetudini familiari, appoggiandosi a valori antichi che mal si coniugano con la nuova ondata sovietica.
La mancanza di un eroe dichiaratamente comunista e la non velata simpatia per un esercito antisovietico – appunto la Guardia Bianca del titolo – fecero calare la scure della censura di stato su queste due opere.
Non ebbe sorte migliore nemmeno il maestoso Il Maestro e Margherita, romanzo capolavoro della produzione di Bulgakov, una delle vette creative della narrativa mondiale del XX secolo. Quest’opera magnifica prese all’autore oltre 10 anni di lavoro: venne iniziata nel 1929, per poi essere conclusa nel 1940, anno della morte di Bulgakov.
La censura stalinista impedì al romanzo la circolazione presso i lettori, che avvenne soltanto a partire dal 1966.
La trama del romanzo verte sulla figura del Maestro, uno scrittore perseguitato da critici ostili (ovvia la vena autobiografica) che si appresta a scrivere un romanzo sui vangeli, visti dal punto di vista di Ponzio Pilato. Ma il romanzo, come già accennato, viene attaccato dalla critica ufficiale e dal potente Massolit, che sostiene un progetto più politicamente allineato, vale a dire un poema antireligioso in grado di confutare l’esistenza stessa di Cristo. Messo alle strette, il Maestro decide di dare alle fiamme il proprio manoscritto (come fece Bulgakov nel 1930, davanti a difficoltà simili).
Mentre il Maestro si trova in queste difficoltà, che lo porteranno anche ad un ricovero coatto in manicomio, la vita socio-politica moscovita è sconvolta dall’arrivo del sinistro Wotan, in realtà Satana stesso, che grazie all’aiuto dei suoi demoni servitori (Azazello, Koroviev e il gatto nero Behemoth) riesce ad infiltrarsi nelle alte sfere della burocrazia sovietica.
E’ proprio a Wotan che la disperata Margherita, amante del Maestro, si rivolgerà per ottenere aiuto in favore del suo amato; e per questo accetta di trasformarsi in strega e presiedere un sabba sotto la luce della luna piena.
Wotan alla fine aiuta il Maestro; punisce i suoi persecutori, gli ridona il manoscritto bruciato e gli chiede di terminarlo, al fine di restituire dopo 2000 anni la pace a Ponzio Pilato, ancora divorato dal senso di colpa.
Nel finale del libro, Wotan-Satana fa morire i due amanti e li trasporta in un’altra dimensione, dove, anche se non meritano il Paradiso, potranno finalmente vivere felici.

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