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9 giugno 2006

Mondiale 2006, finito il conto alla rovescia

L’attesa è terminata. Il mondo intero può ora inspirare un’ultima boccata d’ossigeno, prima di sedersi finalmente, questo pomeriggio, diL’attesa è terminata. Il mondo intero può ora inspirare un’ultima boccata d’ossigeno, prima di sedersi finalmente, questo pomeriggio, dinanzi al lauto e grasso banchetto del Mondiale 2006. Da qui fino al 9 luglio, 32 nazionali, suddivise in otto gironi, si contenderanno il più ambito riconoscimento calcistico: la Coppa del Mondo, un tempo Coppa Rimet.
Il via ufficiale è previsto per le ore 16 e 49, quando il presidente tedesco Horst Koehler, dinanzi ai circa 60 mila spettatori dell’Allianz Arena di Monaco di Baviera (senza parlare degli oltre 1,5 miliardi di telespettatori sintonizzati da ogni angolo del globo) dichiarerà aperta la manifestazione, la seconda a svolgersi in Germania, dopo l’edizione del 1974. Fra severe misure di sicurezza (si prevede infatti la presenza di almeno 3.000 agenti, mentre aerei ricognitori Awacs della Nato sorveglieranno dall’alto l’intera regione dell’evento), centinaia di ospiti illustri dello sport, della politica, della cultura e del mondo economico si avvicenderanno durante la cerimonia d’apertura, che prevede uno spettacolo animato da circa 1.500 fra ballerini e comparse, che daranno vita, tutti assieme, ad una rappresentazione in grado, si preannuncia, di mescolare il moderno gusto tecnologico alla tradizione tipica bavarese. Il clou del grande show consisterà, senza alcun’ombra di dubbio, nella pomposa sfilata composta da circa 170 ex leggende del calcio, tra cui Pelé, Diego Armando Maradona, Bobby Charlton e il “nostro” Giuseppe Bergomi. Saranno presenti, inoltre, le due formazioni tedesche, vincitrici rispettivamente nel 1974 e nel 1990. Allo stesso Pelé e alla nota top-model Claudia Schiffer, l’onore di portare la coppa sul terreno di gioco.
Giusto il tempo di un’ultima boccata e poi via ai giochi! Alle 18 in punto, avrà inizio il Mondiale vero e proprio, quello giocato, quello fatto di prodezze, di passaggi, di dribbling e, speriamo, di tanti, tantissimi goal. La partita inaugurale, preceduta dall’esecuzione dell’inno dei mondiali da parte del medesimo compositore Herbert Groenemeyer, vedrà opporsi la formazione padrona di casa alla compagine costaricana, entrambe incluse nel gruppo A del torneo, insieme alla Polonia e all’Ecuador, le quali si affronteranno alle 21 nell’Aufshalke Arena di Gelsenkirchen.
Una sontuosa abbuffata di pallone ci attende dunque per i prossimi 31 giorni. Saranno infatti ben 64 le partite da disputare (in media, più di due al dì), di cui 48 relative ai gironi di qualificazione e le rimanenti 16 alla fase finale, che andranno a comporre il menù di un convivio planetario, destinato a focalizzare l’attenzione dei media internazionali e a condizionare programmi e abitudini della maggior parte dei Paesi dei cinque continenti.
E come in ogni occasione che si rispetti, l’intero popolo italiano si stringe in una leopardiana “social catena” attorno alla propria squadra, speranzoso di festeggiare la vittoria del prestigioso titolo iridato. Tuttavia, per raggiungere l’obiettivo, non basteranno i soliti accorgimenti del caso (e nel dir ciò mi riferisco all’uso smodato di superstizioni, cabale e preghiere rivolte ad un Dio altrimenti fin troppo trascurato). Per battere i strafavoriti funamboli brasiliani, gli azzurri di Marcello Lippi dovranno lottare, prima che con gli avversari, con se stessi, sconfiggendo quel comune senso di improvviso ubriacamento psicomotorio, che da 24 anni a questa parte ci impedisce di salire sul tetto del mondo. Ci serviranno tutte le magie (e il self-control) di Totti, la sicurezza di Buffon, Nesta e Cannavaro, i goal di Toni, di Gilardino e, perché no, anche di Inzaghi. Ci serviranno le geometrie di Pirlo e di De Rossi, la rabbia agonistica di Gattuso. Ma prima di tutto, ci servirà un gruppo orgoglioso di rappresentare un Paese intero, di portare indosso quello scudetto tricolore, figlio delle sanguinose battaglie dei nostri avi, vessillo di libertà e identità nazionale.

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