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12 giugno 2006

Ponte sullo Stretto: una storia all’italiana

L’idea di realizzare un ponte che unisca Calabria e Sicilia risale all’antichità. Si dice, infatti, che i Romani, al tempo delle guerre puniche, fosseL’idea di realizzare un ponte che unisca Calabria e Sicilia risale all’antichità. Si dice, infatti, che i Romani, al tempo delle guerre puniche, fossero riusciti a far transitare le truppe su un ponte di barche e botti. Carlo Magno, nell’VIII sec., si propose di unire le due sponde con una serie di ponti, alla costruzione dei quali avrebbero dovuto contribuire tutti i popoli dell’Impero.
Dal 1969 (quando il progetto per la costruzione del Ponte fu rilanciato da ANAS e Ferrovie dello Stato) ad oggi la questione resta ancora aperta.
Il Ponte sullo Stretto – secondo il parere di chi scrive – dovrebbe essere una priorità bipartisan per la realizzazione di una delle grandi opere di cui il paese ha bisogno e per lo sviluppo del mezzogiorno. Invece alle ultime elezioni nazionali, la destra ne ha fatto solo strumento di Campagna elettorale per accaparrare i voti del sud, riuscendoci solo con la Sicilia visto che la Puglia è troppo distante per essere stata sensibilizzata in tal senso. A sinistra, a pag. 142 del programma, l’Unione ha aggirato l’empasse definendo il ponte un’opera non di primaria necessità per lo sviluppo del mezzogiorno. Come ha anche, di recente, confermato il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro.
Diatribe politiche a parte, il Ponte andrebbe fatto innanzi tutto per una valenza strategica perché apporterebbe un contributo decisivo alla riduzione del deficit infrastrutturale, che colpisce in particolare il Mezzogiorno, creando le condizioni favorevoli per un rilancio economico e sociale dell’area. In ultimo luogo, ma non per questo meno importante, per una valenza socio-economica; perché la realizzazione di un’opera infrastrutturale come il collegamento stabile e continuativo tra le due coste dello Stretto è destinata a produrre, immediatamente e nel tempo, una serie di effetti positivi sul contesto sociale, economico e territoriale.
In particolare l’impatto più importante è relativo agli scambi commerciali e all’attività economica. Dal momento che per attraversare lo Stretto occorreranno circa tre minuti, contro i – bene che vada – trenta attuali, il Ponte avvicinerà le due coste permettendo l’ampliamento del mercato, consentendo anche la nascita di nuove occasioni di business, nonché una più forte integrazione tra le diverse economie regionali che porteranno ad uno sviluppo del mercato del lavoro. Dal punto di vista turistico si avranno migliori collegamenti e il Ponte stesso potrà essere meta turistica.
Ma il vero problema è prettamente economico. I lavori per la costruzione del ponte prevedono una spesa di 4,6 miliardi di euro. E per come sono andate le cose fino ad oggi, gli scenari possibili sono tre: nel primo il mercato risponde bene e sottoscrive il capitale necessario; nel secondo non lo fa, ma subentra lo Stato attingendo a risorse pubbliche; nel terzo i fondi non si trovano e l’opera resta incompiuta. Sarebbe allora meglio interpellare subito i mercati evitando questo problema. Dunque toccherebbe al Parlamento far chiarezza: se si vuol costruire il ponte con finanziamenti statali, si discuta di questa scelta; se si decide che o lo fa il mercato o niente, si renda nota l’indisponibilità dell’operatore pubblico e si proceda subito a verificare se il mercato ci sta o no.
Nel Regno Unito, per completare il Tunnel della Manica c’è voluta la volontà di una lady di ferro come la Thatcher, mentre per il ponte, in Italia, tutto questo accanimento non lo si vede affatto, anzi.
Intanto chi scrive insieme a 40 passeggeri di un bus diretto a Roma dalla Sicilia, hanno dovuto aspettare due lunghissime ore all’imbarco di Messina prima di poter traghettare. Per fortuna che sul traghetto 30 minuti (per percorrere i quasi 4 Km che dividono la Sicilia dalla Calabria), passano subito, soprattutto se ci si imbatte nelle file dei bagni. Ma giunti a Villa San Giovanni ci si conforta: Solo altre 8 ore e saremo a casa!

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