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1 giugno 2006

Ricerca: il via libera di Mussi alle staminali

Inizia nel segno del cambiamento la politica ministeriale di Fabio Mussi, da una manciata di giorni neo-ministro dell’Universita’ e della Ricerca

Inizia nel segno del cambiamento la politica ministeriale di Fabio Mussi, da una manciata di giorni neo-ministro dell’Universita’ e della Ricerca del nuovo governo Prodi.
E’ stata ritirata, infatti, la firma dell’Italia mediante la quale il Paese dichiarava, in sede europea, di non voler finanziare alcuna ricerca o sperimentazione sulle cellule staminali embrionali.
La scelta iniziale era stata sostanzialmente di tipo etico, conforme alla posizione mantenuta dall’ apposita legge nazionale sull’argomento.
Tale apertura europea, stando alle parole di Mussi: “Non prevede il cambiamento della vigente legislazione nazionale”.
Immediate le reazioni dell’opposizione che contestano duramente la scelta ‘avventata’ di Mussi: sventola furiosa la minaccia di un’immediata mozione di sfiducia nei confronti del ministro; mentre durante il Question Time di oggi pomeriggio – mercoledi 31 maggio – l’onorevole Casini (Udc) ha dichiarato che la scelta di Mussi oltre ad essere in netto contrasto con la legislazione nazionale “va contro la scelta che gli elettori hanno compiuto, un anno fa, tramite l’apposito referendum”.
Il centro-sinistra si difende ripetendo che non cambiando la legge italiana non cambiera’ la scelta degli elettori, ma si prospettano venti di guerra sulla questione.

Se il mondo politico si confronta (eufemismo), il mondo della ricerca plaude alla decisione del ministro Mussi.
Veronesi dichiara il suo pieno appoggio alla scelta di ritirare la firma che bloccava il sostegno italiano alla ricerca europea: “Alla base dello sviluppo di un Paese” dice l’ex ministro della salute “non puo’ non esserci il sostegno alla ricerca. Esiste in Italia un surplus di embrioni destinati a morte certa, mentre potrebbero essere impiegati per un nobile scopo come la ricerca scientifica; fondamentale per lo studio delle patologie piu’ gravi.”
Gli embrioni in sovrannumero di cui parla Veronesi sono presenti nei laboratori da un periodo di tempo giudicato ‘a rischio’ dai ricercatori: tali embrioni diventerebbero comunque inutilizzabili per una gravidanza e forse la scelta piu’ saggia sarebbe, a questo punto, destinarli alla ricerca.
La questione e’ tutta nel capire se le divisioni interne al Paese (politiche e sociali) sulle staminali siano destinate ad evolversi e quindi ad approdare ad una soluzione di apertura (al pari ad esempio della Gran Bretagna che, forte del suo radicato pragmatismo, ha la legislazione piu’ permissiva in Europa) o se sia destinato a permanere il ‘veto’ etico che potrebbe pero’ portare alla stagnazione della ricerca.
Inutile dire che la ‘terza via’ ottimale sarebbe una soluzione alternativa, come ottenere staminali equivalenti alle embrionali senza pero’ distruggere embrioni; questa soluzione, prospettata da una parte dei ricercatori italiani, sarebbe ipotizzabile con i mezzi adeguati, che pure non mancano, al contrario dei fondi considerati assolutamente insufficienti per raggiungere lo scopo.

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