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Richard Sennett, L’uomo flessibile. Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale

Redazione Controcampus 5 Giugno 2006

Il termine ‘flessibilità’ è diventato oramai parola d’ordine obbligata all’interno di un sistema economico che voglia definirsi post-modIl termine ‘flessibilità’ è diventato oramai parola d’ordine obbligata all’interno di un sistema economico che voglia definirsi post-moderno: parola d'ordine propugnata con ostinazione dai datori di lavoro (che la declinano in tutte le forme in opposizione a ‘burocratizzazione’) e accettata necessariamente anche dalle organizzazioni dei lavoratori, le quali non riescono più a fare argine alle sue ondate prepotenti ed erosive dei diritti sanciti da un secolo di lotte sindacali.

Gli effetti di tale evoluzione sono sempre più visibili in ogni ambito lavorativo.
Il libro di Sennett cerca di metterne in luce alcuni aspetti e soprattutto si concentra sulle ricadute che una simile organizzazione del lavoro può avere sul vissuto di chi la ‘subisce’. Lo studio affianca la presentazione di alcuni casi pregnanti di cambiamento della nozione di lavoro nel senso di una sempre maggiore flessibilità ad interpretazioni dei vari aspetti del fenomeno. È nella prima operazione che il volume trova i propri punti di forza. La comparazione delle diverse generazioni di lavoratori (il caso iniziale del manager, sempre in procinto di cambiare lavoro e di conseguenza città, contrapposto allo sviluppo lineare della vicenda lavorativa paterna; la percezione di sé dei panettieri di origine greca dei decenni scorsi rispetto all’apatia professionale degli operatori del panificio automatizzato che ne ha preso il posto; l’autocoscienza dei quadri licenziati dall’IBM, abituati a decenni di conduzione paternalistica dell’azienda) mette assai bene in luce il cambiamento avvenuto nel mondo del lavoro dagli anni ‘80 in poi (in Italia il fenomeno è in rapidissima diffusione, a tal proposito cfr. il volume di Gabriele Polo, Il mestiere di sopravvivere. Storie di lavoro nella crisi di una città-fabbrica).
Al modello dell’azienda-famiglia del vecchio mondo capitalista, in qualche modo ‘protettiva’ nei confronti dei dipendenti (dalle officine Ford dei primi del secolo all’IBM degli anni ’50-’90), si sostituisce un nuovo orizzonte in cui incertezza e rischio sono i fattori con cui il lavoratore ha a che fare quotidianamente, mentre assiste impotente alla sua ‘progressiva e inconsapevole spoliazione’ di diritti e garanzie, sacrificati sull’altare del massimo profitto per i datori di lavoro. I fenomeni che Sennett ascrive all’ambito della flessibilità sono molteplici e di diverso valore. Innanzitutto i continui downsizing, le ristrutturazioni delle aziende, che comportano il licenziamento di parte dei dipendenti e la loro reimmissione sul mercato del lavoro, con la necessità cogente, da parte loro, di reinventarsi una nuova professionalità. Parallelamente la tendenza dei lavoratori, a tutti i livelli, di cercare condizioni economiche e di carriera sempre migliori mediante il cambiamento. Inoltre i cambiamenti, a favore dei lavoratori, soprattutto delle lavoratrici, portati dall’introduzione del part-time ed in generale della possibilità di intervenire nella decisione del proprio orario di lavoro. Da ultimo, solo accennato, il fenomeno del telelavoro. Delude invece, da questo punto di vista, l’assenza di analisi e di considerazione di tutti quei fenomeni di micro o cripto-flessibilità (contratti di formazione-lavoro, stages di varie forme, lavoro interinale, contratti a tempo determinato, part-time imposto, etc.), che costituiscono ormai l’humus occupazionale delle prime fasce d’età lavorative (con la tendenza di espandersi anche verso le altre).
Per quanto riguarda le conseguenze psicologiche del mercato del lavoro post-moderno, individuate da Sennett, bisogna affermare che nel fare ciò l’autore sembra spesso non voler distinguere le situazioni in cui i soggetti optano volontariamente per la flessibilità da quelle in cui il fenomeno viene invece meramente subito: distinzione, questa, in realtà di non secondaria importanza, soprattutto dal punto di vista psicologico. La principale conseguenza psicologica, molto interessante e stimolante sotto vari punti di vista, è quella della “mancanza di leggibilità” della propria vita lavorativa (e quindi, spesso, della propria vita tout court). Allo sviluppo lineare nella percezione del proprio vissuto di un lavoratore ‘normale’ del capitalismo classico (carriera) si sostituisce un ‘arcipelago’ di esperienze e di frammenti di vita, simile all’io della narrativa post-moderna. Ne consegue una difficoltà ‘narrativa’ che, se può essere non avvertita, o superata con facilità, nei momenti di benessere, rende invece il soggetto estremamente vulnerabile in corrispondenza dei momenti di crisi. Le implicazioni di tale aspetto sono molteplici: si pensi ad esempio alla narrazione del sé come forma terapeutica. In un mondo economico in cui ricchezza e successo sono sempre più nelle mani di pochi, in ‘un mercato in cui il vincitore prende tutto’, il rischio appare l’unico modo ‘vincente’ di partecipare al gioco ed il fallimento è la manifestazione concreta di avere perso. Quest’ultimo non è più appannaggio di una fetta limitata dell’umanità: “i downsizing e le ristrutturazioni aziendali fanno piovere sulla borghesia catastrofi improvvise che nel capitalismo del passato erano limitate solo alla classe operaia” (p. 119). Il fallimento costituisce inoltre un fortissimo tabù per quell’autoleggibilità di cui si parlava in precedenza, e l’ansia e la frustrazione ne sono i più frequenti corollari. Nel ‘capitalismo flessibile’ nessuno è utile ‘come persona’ per gli altri, tutti sono interscambiabili ed eliminabili. Anche nelle aziende in cui è introdotto il lavoro di gruppo, in realtà, la dinamica che si sviluppa non è quella della collaborazione, bensì dell’ineluttabilità dell’esclusione. Ne conseguono, in misure certo diverse, la difficoltà di allacciare rapporti interpersonali e di stabile solidarietà, la difficoltà di costituirsi in ‘noi’ a favore di un ‘io’ peraltro sempre più debole, e, a livello sociale e politico, il crollo della coscienza di classe e dell’influenza dei sindacati.
Il mercato flessibile ha portato ad un sensibile abbassamento dell’età lavorativa, la maggiore adattabilità dei giovani (o il facile ‘uso’ dei giovani a questo scopo da parte dei datori di lavoro), la minore esigenza di specializzazione e la svalutazione dell’esperienza professionale hanno abbassato la soglia di anzianità ‘reale’ dei lavoratori. Vittime predilette dei downsizing, lavoratori che non molti anni fa sarebbero stati considerati un patrimonio per la propria azienda vengono sempre più liquidati in quanto dotati di un troppo basso ‘coefficiente di flessibilità’. Inutile sottolineare come tale aspetto rivesta una particolare drammaticità psicologica e sociale in considerazione del corrispondente innalzamento dell’età ‘reale’ delle popolazioni dei Paesi capitalistici.
Non è chiaramente intenzione dell’autore trarre da questa sua indagine alcuna presa di posizione politica di fronte al fenomeno studiato (benché emergano qua e là a varie riprese alcune considerazioni tipiche del radicalismo americano, cui Sennett per formazione si inscrive). Ma il suo giudizio negativo per uno sviluppo di questo tipo del capitalismo, di cui Sennett individua per altro alcuni accenni già nei timori di Adam Smith, risulta comunque evidente: dopo aver ribadito ancora una volta che la flessibilità “non offre, e non può offrire, nessuna guida per la vita normale”, conclude il volume nella convinzione che “un regime che non fornisce agli esseri umani ragioni profonde per interessarsi gli uni degli altri non può mantenere per molto tempo la propria legittimità”.

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Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto