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19 giugno 2006

Si chiamano videogames, sono la nuova droga dei giovani

Amsterdam sarà pure la capitale delle stranezze eppure in questo caso è in buona compagnia…il guaio è che stavolta pare che l

Amsterdam sarà pure la capitale delle stranezze eppure in questo caso è in buona compagnia…il guaio è che stavolta pare che la vicenda sia certamente bizzarra e curiosa, ma anche terribilmente emblematica di una realtà che va prendendo la sua forma.
Di certezza si tratta, infatti, quando si parla di un 3% sul totale dei videogiocatori mondiali (non esistono ancora statistiche precise sull’argomento) che risulta affetto da una forma maniacale tale da poter paragonare il suo disturbo a quello di un tossicodipendente o di un alcolista, almeno per ciò che concerne la dipendenza psicologica.
Se credete che il paragone sia esagerato sappiate che l’anno scorso in Corea del Sud (che secondo un sondaggio pubblicato dal governo di Seul risulta essere uno dei paesi in cui esiste la maggior concentrazione di “videogiocatori incalliti”) sono stati ben sette i morti per “eccesso di gioco”.
Qual è la definizione di “eccesso di gioco”? Certamente può darci un idea la vicenda del ragazzo coreano che dopo 417 ore di gioco, in venti giorni e dormendo 3 ore per notte, ha perso la vita all’interno di un Internet cafe’.
Che le cifre non siano ancora così alte tanto da poter dire di trovarci di fronte alla “droga del nuovo millenni” è una fortuna; ma c’è qualcuno, forse più longimirante o semplicemente più pessimista, che non la pensa così.
Amsterdam e’ l’ultima della lista. Stati Uniti, Francia, Cina e la stessa Corea del Sud hanno già da diverso tempo anticipato la mossa alla quale ora e’ pervenuta anche la capitale olandese: l’apertura di una clinica apposita per curare il disturbo cronico di alcuni videogiocatori.
Secondo gli specialisti di queste cliniche per “malati di videogames” i giocatori che raggiungono questo stadio subiscono gli stessi effetti di dipendenza che può subire un giocatore d’azzardo, o un alcolista appunto, e trasformare la loro passione in autentica esasperazione.
Esasperazione che porta alla rottura di tutte le forme relazionali con la famiglia, con gli amici e anche con il proprio lavoro: si arriva infatti a stabilire una sorta di “nuova gerarchia” nella quale l’unico e indiscutibile appagamento proviene dal videogioco.
A riprova della difficoltà psicologia di uscire dalla spirale maniacale di questi giovani (ma si arriva in realtà fino ai 39 anni) l’episodio del ragazzo francese che per tentare di smettere e’ partito per una vacanza in Sud America. All’arrivo in aeroporto l’idea di riprendere il suo gioco preferito ha avuto la meglio e cosi dopo essersi cercato un Internet cafè ha deciso di passare l’intera settimana di vacanza con il suo gioco preferito.

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