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12 giugno 2006

Unimore: una sfida chiamata Elastage

Ricercatori modenesi del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia lanciano la sfida ai processiRicercatori modenesi del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia lanciano la sfida ai processi di invecchiamento dei tessuti del corpo umano. La prof.ssa Daniela Quaglino è co-cordinatore di un progetto di ricerca finanziato dalla Comunità Europea denominato ELASTAGE, cui partecipano 14 unità di ricerca, guidate dal CNRS di Lione. I primi risultati disponibili nel 2008.

C’è anche una ricercatrice modenese, la prof. ssa Daniela Quaglino del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, a capo di un importante progetto europeo, che si propone di studiare i processi di invecchiamento della fibra elastica, finalizzato a rallentare la degenerazione vascolare e migliorare la qualità di vita della popolazione anziana.

Lo studio, denominato ELASTAGE, coinvolge 11 gruppi di ricerca e 3 partner industriali di diverse nazioni, tra cui Francia, Italia, Inghilterra, Germania, Spagna e Bulgaria, ha ricevuto l’appoggio ed il finanziamento dell’Unione Europea, essendo stato inserito fra le priorità definite dal VI Programma Quadro per il triennio 2006-2008.

“Anche in questo caso – commenta il Rettore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia prof. Gian Carlo Pellacani – l’Ateneo vede riconosciute in ambito internazionale le competenze raggiunte dai propri ricercatori. E’ indubbio che questi traguardi sono riflesso della dedizione e della capacità che sanno esprimere i singoli, ma soprattutto ci piace sottolineare del completamento di un’opera di riorganizzazione della ricerca accademica, fondata oggi sul principio della interdisciplinarietà e trasversalità dei gruppi e sull’attenzione posta ai risultati applicativi del nostro lavoro, in grado di portare benefici umani, sociali ed economici a tutta la collettività”.

L’interesse rivolto all’invecchiamento delle fibre elastiche si è posto a livello scientifico solo nell’ultimo decennio ed ha coinciso con l’allungamento delle aspettative di vita della popolazione, stimolando l’interesse dei ricercatori, che si vanno affrettando nel tentativo di trovare soluzioni all’esigenza di consentire condizioni di vita con performance migliori dal punto di vista della salute.

L’invecchiamento è, infatti, un processo caratterizzato da patologie in buona parte determinate da disorganizzazione dei tessuti connettivi e perdita di elasticità.

“Non ci si riferisce solo – ha precisato la prof.ssa Daniela Quaglino, dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – alle ben note rughe a livello cutaneo, ma alla progressiva perdita meccanica e funzionale di altri organi come ad esempio i polmoni ed il sistema cardiovascolare. Le conseguenze di queste alterazioni sulla salute dell’uomo sono innumerevoli e gravose anche per i costi sociali che queste patologie determinano”.

L’unità di ricerca, operante presso l’Ateneo modenese-reggiano, che si concentrerà in particolare sul tentativo di dare una soluzione alla progressiva perdita di elasticità dei tessuti, per scoprire i meccanismi in grado di mantenere la loro funzione elastica, dando così risposta ad una numerosissima serie di patologie tipiche della terza età, riceverà per la continuazione dei suoi studi, uno specifico finanziamento di oltre 169.000 euro.

“Il gruppo di Modena – spiega la prof.ssa Daniela Quaglino – riveste un ruolo centrale nel progetto, nell’ambito dello studio dei meccanismi che regolano le interazioni intermolecolari all’interno della fibra elastica, la valutazione dei fattori che modificano l’ambiente extracellulare e che si ripercuotono sulla funzione dell’elastina, la identificazione di possibili biomarcatori in grado di monitorare il recupero della funzione elastica e la caratterizzazione del profilo proteico della componente cellulare coinvolta nella sintesi di quelle proteine che, con l’età, si accumulano all’interno della fibra elastica modificandone la struttura, la conformazione e la funzionalità”.

Dalla fine degli anni ’70 Modena, grazie anche agli studi avviati dalla prof.ssa Ivonne Ronchetti, ordinario di Patologia generale, si identifica a livello internazionale come uno dei centri di riferimento per lo studio dell’elastina nell’invecchiamento e in patologie ereditarie o acquisite dei tessuti connettivi, grazie alla presenza, fra l’altro, di un avanzato Laboratorio di studio ed analisi proteomica, realizzato anche grazie ad un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Le ricerche condotte in sede locale, in questi anni, hanno consentito di costruire una mappa proteomica del fibroblasto umano, una conoscenza fondamentale e utile per spiegare le cause della perdita di elasticità dei tessuti e che si integra e completa le conoscenze acquisite dal gruppo di ricerca a livello ultrastrutturale, di biologia cellulare e di biologia molecolare.

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