• Google+
  • Commenta
12 giugno 2006

Università e Ricerca cruciali per il destino dell’Italia

La necessità di invertire la logica del precedente Governo
L’Università e la Ricerca “sono settori da cui dipende una parteLa necessità di invertire la logica del precedente Governo
L’Università e la Ricerca “sono settori da cui dipende una parte piuttosto grande del destino del Paese”: è con queste parole che il neo ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, ha intrapreso il suo nuovo incarico, consapevole anche che si necessita di arrestare le migrazioni culturali forzate, che sono da paragonare a vere e proprie emorragie di risorse culturali. “L’Italia – ha dichiarato il ministro Mussi all’Ansa – “ha enormi potenzialità. È bene non dimenticare che per tutto il secolo scorso il nostro Paese è stata culla di importanti scoperte scientifiche e anche oggi vanta centri di eccellenza di tutto rispetto. Purtroppo però – ha aggiunto – il sistema non regge più e sta declinando portandoci ai valori bassi in termini di iscritti all’Università, laureati occupati, ricercatori. Bisogna assolutamente frenare questa discesa della scala”. Certamente esiste un problema di risorse. “Su questo punto il programma dell’Unione è chiaro e netto: l’obiettivo nell’arco della legislatura è arrivare al 2% del Pil destinato alla ricerca, quasi il raddoppio rispetto alla situazione attuale”. Va potenziato senz’altro, l’apporto dei privati, ma in Italia, anche per la particolare articolazione del sistema di impresa, i due terzi della spesa devono provenire dallo Stato. Mussi pensa anche a “più alte forme di autogoverno della comunità scientifica”, in una prospettiva internazionale. “Non è affatto scandaloso che chi fa ricerca si senta cittadino del mondo, ma questo non deve diventare un obbligo. Bisogna creare delle condizioni di occupazione e di reddito – ha concluso – che rendano libera la scelta. Oggi molta emigrazione culturale è forzata. A questa tendenza bisogna mettere la parola fine”.
Visto, dunque, la situazione penosa che l’Università e il mondo della ricerca in Italia ha dovuto subire negli ultimi anni per mancanza di fondi, si spera in una graduale ascesa nell’ambito dell’establishment scientifico internazionale. Ma bisogna comunque giungere alla consapevolezza che una società veramente libera, egualitaria e democratica si fonda sulla necessità di un giusto investimento nel mondo dell’Università e della ricerca, in ogni settore e campo disciplinare. È pur vero che esiste un problema di risorse, ma la questione seria è quella che, negli ultimi anni, il Governo precedente ha preferito investire in altri settori i fondi necessari. Se un Governo decide di investire in infrastrutture (ponti, dighe e autostrade), anziché in cultura e ricerca delinea anche una sua precisa ideologia. La rotta iniziata nella precedente legislatura va radicalmente invertita, bisogna stavolta iniziare ad investire prima nella cultura e nella formazione dell’uomo e, poi, nella costruzione di ponti e strade. Se l’uomo non è formato adeguatamente, come potrà costruire e/o utilizzare al meglio ponti, strade e dighe? La logica è semplice, anche se non è stata colta, neppure nei suoi elementi più elementari, dal precedente Governo: prima va umanizzato l’uomo e poi si può pensare alle infrastrutture.

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy