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13 giugno 2006

Via Lamaro tra sogni e (dura) realtà

Via Lamaro, Roma. Sulla destra gli studios dei sogni, quelli di Cinecittà, città del cinema ma ormai anche della tv. Sulla sinistra un cVia Lamaro, Roma. Sulla destra gli studios dei sogni, quelli di Cinecittà, città del cinema ma ormai anche della tv. Sulla sinistra un centro commerciale e uno dei call center più grandi di Roma, l’Atesia, luogo di lavoro precario per molti giovani della capitale.
In questi giorni su via Lamaro si incrociano a passi affrettati i sogni di chi la percorre per tentare il provino per una delle trasmissioni sui talenti giovanili più fortunate degli ultimi anni, Amici, e la realtà di quanti la imboccano quotidianamente e con molto meno entusiasmo per infoltire le file dei lavoratori dei call center. Tutti giovani e giovanissimi a camminare su questa strada; gli sguardi spaesati, le tenute da danza e le foto ricordo tradiscono chi su questa via ci viene per la prima volta e li distinguono da quanti la percorrono a passo svelto, chiacchierando o sbuffando verso l’Atesia.
I primi tentano, con un colpo di fortuna o con la propria bravura se davvero quella serve in questi casi, di vincere il biglietto per le luci della diretta televisiva, per i reality di plastica, per la fama effimera che queste trasmissioni regalano, molti degli altri, in questi giorni, protestano e scioperano per i licenziamenti di massa, i salari da fame e un status da precari permanenti davvero poco invidiabile.
Difficile raccontare ai ragazzi di Amici la dura realtà che il mondo del lavoro riserva ai giovani, oggi.
Quelli dell’Atesia sono nella stragrande maggioranza studenti universitari, anche laureati, appesi a contratti di lavoro senza nessuna possibilità di progettualità futura e, a quanto dicono i ragazzi del collettivo Precariatesia che in questi giorni hanno organizzato un sit-in davanti al ministero del Lavoro per mettere al corrente il neo-ministro Damiano della situazione, soggetti ad intimidazioni e rappresaglie da parte della direzione aziendale.
Lo spettro è quello del licenziamento, o meglio, trattandosi di contratti di lavoro atipici, del mancato rinnovo per 500/600 persone. Stiamo parlando di ragazzi con un alto grado di istruzione, che si trovano a lottare per un lavoro ben lontano da quello che la loro istruzione e le loro capacità meriterebbero, sicuramente non quello che speravano quando si sono iscritti all’università. Un panorama desolante quello di via Lamaro, dove una riforma del lavoro fatta ai danni delle nuove generazioni mostra tutti i suoi limiti. Viene voglia di mettersi le scarpette da ballo e rincorrere un sogno.

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