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Giornalismo multicolore al Secondo Meeting dei Media Multiculturali di Bologna

13 Luglio 2006
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02/08/2021

Il 9 e 10 giugno ha avuto luogo a Bologna il Secondo Meeting dei Media Multiculturali organizzato dal Cospe (Coordinamento per lo Sviluppo dei Paesi Il 9 e 10 giugno ha avuto luogo a Bologna il Secondo Meeting dei Media Multiculturali organizzato dal Cospe (Coordinamento per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti).

All’appuntamento, ormai di scadenza annuale, si sono presentati una trentina di giornali, radio ed emittenti televisive fondate da giornalisti e non, immigrati da diversi paesi slavi, africani e dell’America Latina. I dibattiti si sono incentrati principalmente da una parte sulla capacità dei media multiculturali di farsi attivamente promotori del processo di integrazione multiculturale, dall’altro sul rapporto esistente fra media multiculturali e il mondo giornalistico italiano “istituzionale”.
Se è difficile mettere a fuoco in modo oggettivo il periodo storico in cui viviamo proprio perché è difficile essere attori ed osservatori al tempo stesso, il Meeting ha senza dubbio avuto il grande merito di delineare in modo nitido alcuni aspetti di un Italia in rapida e allo stesso combattuta metamorfosi, che secondo le previsioni nel 2015 sarà il secondo paese in Europa per presenza di stranieri e in cui attualmente gli immigrati costituiscono il 6% della popolazione e più del 10% della forza lavoro. Un aspetto saliente fra quelli messi in luce è stata una sorta di sfasatura fra la parte italiana e quella straniera dei partecipanti attivi all’interno dei media multiculturali. Le differenze sono emerse soprattutto durante il dibattito relativo al problema della lingua (quale deve essere la lingua di un media multiculturale: l’italiano o la lingua d’origine?). Se buona parte degli italiani proponeva l’italiano, non come espressione “gerarchica”del gruppo sociale dominante, ma come una sorta di inglese in grado di favorire la comunicazione anche fra i media di diversa origine favorendo contemporaneamente il processo di integrazione, la maggioranza degli stranieri presenti ha sostenuto la necessità di non tradire le proprie radici, scrivendo nella lingua d’origine…e in un certo senso la realtà le dà ragione. Non per niente il media straniero in Italia più diffuso è la Gazeta Romaneska di Sorin Cehan, scritta in rumeno. Giornali come il latinoamericano “El Carrete”, scritti in spagnolo e in italiano da una redazione “mista” costituiscono una proposta interessante ma ancora minoritaria e soprattutto non rappresentativa, perché la fase che il mondo dell’immigrazione sta attraversando è più di riscoperta e rivalutazione delle proprie radici che di apertura. Alla senso di mutilazione culturale seguito allo sradicamento dai paesi d’origine e all’ingresso in una società ancora scarsamente recettiva rispetto alla “diversità” in cui il termine integrazione significava solo adattamento nel senso più passivo del termine, segue ora una fase di riappropriazione della propria identità e delle proprie radici. E’ chiaro allora come il dialogo con i rappresentanti del giornalismo italiano sia risultato conflittuale ed è chiaro anche che la proposta conclusiva all’incontro di creare un coordinamento fra tutti i media in grado di potenziarne le possibilità (non solo di ottenere finanziamenti, ma anche “voce”), si sia scontrato contro un imbarazzante –e imbarazzato- muro di gomma da parte degli stessi interessati. Parlare di integrazione non è prematuro, ma è prematuro pretenderne la maturazione prima dei tempi. “…E pur si muove”, perché se il processo non ha certo raggiunto la meta, inequivocabilmente va avanti.

© Riproduzione Riservata
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