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Mondiali di calcio 2006: la duplice identificazione e l’orgoglio dell’italianità

11 Luglio 2006

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Abbiamo assistito tutti, proprio tutti, ai Mondiali di calcio 2006, anche chi abitualmente non tifa per nessuna squadra del campionato italiano lo .
Abbiamo assistito tutti, proprio tutti, ai Mondiali di calcio 2006, anche chi abitualmente non tifa per nessuna squadra del campionato italiano lo ha fatto. Sono da poco terminati, l’aria è ancora intrisa di sapore di calcio e di vittoria italiana.
Il calcio buono, quello pulito, quello giocato da calciatori che hanno saputo salire la china con lentezza e gradualità, questo calcio ha vinto. Il calcio fatto di giocatori che hanno agito con energia e convinzione, questo calcio ha vinto. Il calcio fatto da giocatori dei paeselli sperduti della Calabria, giocatori la cui umiltà traspare dal loro accento dialettale, calciatori dal fare schietto e un po’ burbero, questo calcio ha vinto.
Questo è lo sport che gli italiani meritano, questo è lo spettacolo cui volevamo assistere, proprio questo abbiamo visto: calciatori italiani che con vigore e grinta mediterranea hanno saputo coinvolgere l’intero gruppo e portarlo alla vittoria. Come dimenticare quelle rocce d’uomini lì in difesa: nessun pallone li ha colti di sorpresa!
Questo campionato del mondo lo hanno vinto quei giocatori che fino al 9 luglio erano forse quasi anonimi, non lo hanno vinto le ‘prime donne’. Questo Mondiale di calcio lo hanno vinto chi ha fatto una ‘vita da mediano’, gli operai del calcio, chi è addetto a recuperare il pallone, chi traccia il sentiero, lo hanno vinto quelli dall’apparenza ‘burbera’, non chi si trova a proprio agio davanti alle telecamere degli spot pubblicitari.
Per questo è il mondiale del popolo italiano. Anche l’identificazione degli italiani sparsi nel mondo, mai come stavolta è stata forte. L’identificazione degli italiani con la nazionale di calcio è stata pregnante proprio per il delicato momento storico-politico-economico in cui si trova il nostro Paese. Questo il primo motivo di identificazione degli italiani con i ragazzi della nazionale di calcio: è l’umiltà, non l’essere ‘prima donna’, è il vigore e la grinta, è l’andare a recuperare il pallone che sembrava perso, la resistenza, la tenacia, il carattere, questi gli ingredienti per vincere la partita storico-politico-economica italiana.
Il campionato del Mondo di calcio lo ha vinto un gruppo con il suo ct, che ha giocato un calcio non sempre bello da vedere, ma leale, sportivo, con la grinta giusta al punto da dimostrare che il calcio italiano non è solo fatto di scandali e ‘moggismo’. Il ‘moggismo’ è una variante, non la regola principale, il ‘moggismo’ è una visione e un modo di agire di un gruppo di individui, non dell’intero sistema. Il ‘moggismo’ è l’espressione dell’antisportività. La grinta dei ragazzi di mister Lippi ha voluto dare un colpo di spazzola alla brutta figura davanti agli occhi del Mondo, che ci hanno fatto fare pochi loschi individui, che volevano mettere le mani su questa antica passione tutta latina, che è il calcio. Ecco l’altro motivo di identificazione del popolo italiano con la nostra nazionale di calcio: non siamo un popolo di scandali e affarismo, bensì un popolo leale e sportivo, che si guadagna il pane sul ‘campo di lavoro’.
Grazie Italia! Campione del Mondo, campione del Mondo, campione del Mondo, campione del Mondo!

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