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Mussi: riforma dei concorsi, vera valutazione del merito. Rivedere 3+2

11 Luglio 2006

Dopo il meeting OCSE sull'educazione superiore, svoltosi ad Atene il 28 Giugno scorso, dove sono stati affrontati i temi dell'educazione universitariaDopo il meeting OCSE sull'educazione superiore, svoltosi ad Atene il 28 Giugno scorso, dove sono stati affrontati i temi dell'educazione universitaria e della ricerca per il futuro delle Università Europee, il ministro Fabio Mussi (Università e Ricerca) aveva già espresso a grandi linee la sua idea, condividendo lo slogan del vertice: “equità, efficienza e qualità”.

«Equità significa offrire opportunità a tutti», aveva detto il neo-ministro, specificando che occorreva «rafforzare le agenzie di valutazione dell’Università e della Ricerca» per premiare la qualità.
Oggi la proposta di riforma dei concorsi e del “3 + 2”, che il ministro intende portare avanti nel corso della legislatura. Occorre – dice Fabio Mussi – istituire agenzie di valutazione che siano esterne agli Atenei e che garantiscano norme di equità e qualità nella selezione di docenti e ricercatori. E tra le righe leggiamo lotta alle cupole di potere, alle mafie, al clientelismo cui è spesso vittima il sistema universitario italiano – come è tristemente noto anche in altri ambienti come il calcio o le televisioni –. Bisogna «organizzare un sistema di valutazione del merito estremamente rigoroso» dichiara il ministro, in modo che tutti possano essere valutati su standard internazionali. Una vera e coraggiosa rivoluzione che erode un antico e radicato sistema universitario italiano, fatto di cattedre di ferro, dinastie di docenza, logge e potenti famiglie. In un momento così delicato della politica italiana, con le ultime proposte anti-lobby del Premier Romano Prodi, il ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi rafforza quel bisogno di giustizia sociale da tempo lamentato da studenti e ricercatori. Dal programma, infatti, si prevede che ad essere giudicati non saranno solo le “nuove leve”, ma anche chi nell’Università «ci sta da sempre».
Anche nell’ambito della ricerca ci sono segnali positivi. Sgravi fiscali e agevolazioni per le aziende che investono nelle Università, con lo snellimento della burocrazia e le condizioni particolari riservate ai finanziatori privati della ricerca italiana.
Mentre per il criticatissimo “3 + 2”, il ministro Mussi si dice convinto della necessità di manovre correttive, che non significa smantellamento ma, al contrario, perfezionamento di un progetto che, così com’è, non piace affatto.

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